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Coronavirus, l’OMS avverte: “Il virus potrebbe colpire l’Africa per molti anni”

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Secondo l’OMS potrebbero esserci 190,000 decessi dovuti al coronavirus nei prossimi dodici mesi in Africa, dove l’epidemia potrebbe durare per anni. 

La pandemia del coronavirus potrebbe rimanere in Africa per molti anni secondo l’Organizzazione mondiale della sanità e causare oltre 190,000 morti nei prossimi 12 mesi. Secondo l’OMS potrebbero esserci 10 milioni di contagi nel continente entro 6 mesi ma gli esperti sostengono che questo dipenderà dalle varie azioni dei governi: se le misure di contenimento dovessero fallire a fine anno il numero di contagi potrebbe aggirarsi tra i 29 e i 44 milioni.

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Probabilmente il COVID-19 non si diffonderà in Africa come accaduto in altre parti del mondo ma colpirà più duramente nei singoli focolai” ha spiegato la dottoressa Matshidiso Moeti. Lo studio ha preso in considerazione 47 paesi africani per un totale di un miliardo di persone. Più di 53,000 persone in Africa hanno contratto il coronavirus mentre il numero dei morti attuali è di 2,012. Il numero però è cresciuto esponenzialmente nell’ultima settimana: “Pensiamo che il picco possa arrivare tra le quattro e le sei settimane se non dovesse essere fatto nulla”. La maggior parte dei paesi ha imposto delle restrizioni di vari livelli, che hanno rallentato la diffusione del virus. “Dobbiamo riconoscere che i governi africani stanno facendo molto” ha spiegato Stephen Karingi dell’ONU “Secondo le proiezioni iniziali dovrebbe esserci una situazione di guerra attuale ma grazie alle misure delle comunità e dei governi il tasso di trasmissione è più basso che da altre parti”.

Tuttavia non è chiaro quanto siano effettive le misure in alcune aree del continente e si teme per il livello dei test effettuati. L’Africa ha una capacità limitata di test, circa 685 per ogni milione di persone, e la paura è che le statistiche ufficiali non riflettano lo status attuale della pandemia. La Somalia è stata costretta a rivedere le statistiche dopo che è divenuto chiaro che centinaia di morti nel paese non erano state inserite nei dati ufficiali; la Nigeria ha inizialmente negato che l’epidemia nella città di Kano fosse coronavirus mentre si teme per la Tanzania, dove il Presidente John Magufuli si è rifiutato di vietare le funzioni religiose e i grandi raduni. Secondo Magufuli i test importati dal paese sono fallati, in quanto sono risultati positivi al coronavirus una capra e un frutto.

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Il dottor John Nkengasong, capo dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention, ha spiegato che i test funzionano correttamente ma sono gli Stati a non condurne abbastanza: “Questo è un virus molto pericoloso e infido. I numeri non dovrebbero ingannarci“. E’ difficile condurre i test in questi paesi per mancanza di kit, che sono diventati oggetti di una dura competizione internazionale. Alcuni paesi come la Nigeria stanno conducendo pochi test perché non sono in grado di produrre alcuni dei reagenti chimici. Le autorità sanitarie hanno fatto appello ad una cooperazione internazionale per distribuire i kit ed evitare che alcuni paesi vengano lasciati indietro.  A preoccupare maggiormente è un aumento dei casi in Ghana, dove i contagi sono cresciuti del 42.5% negli ultimi cinque giorni. “Questo serve a ricordare che non vengono condotti abbastanza test in Africa perché i governi non hanno la capacità di farli e mancano gli strumenti adeguati” ha spiegato Kate Dooley del Tony Blair Institute di Londra.

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Gli sforzi per contenere il virus in Sudafrica, dove finora ci sono stati solamente 7,808 contagi e 150 morti, sono stati lodati come tra i migliori al mondo. Secondo il professor Salim Abdool Karim, capo consigliere del governo, il paese è stato su una traiettoria simile a quella del Regno Unito per tre settimane prima che la pandemia prendesse una strada differente: “Abbiamo messo sul campo 30,000 operatori sanitari e siamo andati a cercare attivamente i focolai prima che arrivassero i casi in ospedale“. Il Sudafrica ora ha allentato le restrizioni, come hanno fatto anche Ruanda, Mauritius e la Repubblica Democratica del Congo. Il lockdown ha colpito maggiormente le centinaia di milioni di persone in tutto il continente che vivono in spazi affollati e in condizioni insalubre. Molti vivono con i guadagni della giornata e la quarantena li ha portati a soffrire la fame.

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