Inquinamento

Coronavirus, le nuove abitudini della quarantena hanno un impatto positivo sul pianeta

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Zippia ha creato un calcolatore per misurare l’impatto effettivo delle nuove abitudini positive acquisite durante la quarantena sul pianeta.

Dallo smart working a quello che mangiamo ogni giorno, le nostre nuove abitudini acquisite durante la pandemia stanno avendo un impatto positivo sul pianeta. La vita quotidiana è cambiata negli ultimi mesi: indossare una mascherina per andare a fare la spesa è diventata la normalità e i momenti importanti della vita ora vengono celebrati online. Ma in generale, con il COVID-19 che si è rapidamente diffuso ovunque, molti datori di lavoro hanno detto ai propri dipendenti di lavorare da casa e questo ha portato ad un drastico calo del traffico e dell’inquinamento.

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Prima della pandemia solamente il 4% degli americani lavorava da remoto mentre adesso questo numero è più che raddoppiato. Gli effetti di questa nuova routine sono già visibili; a New York le emissioni sono diminuite del 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno mentre in molte città del mondo l’aria è diventata finalmente respirabile. Il tragitto giornaliero per andare a lavoro non è l’unica abitudine quotidiana che potrebbe cambiare per sempre anche a pandemia finita. Rimanere in casa può non essere sempre conveniente ma sicuramente ha un lato positivo: aiuta l’ambiente. Non solo guidiamo meno ma alcune persone stanno mangiando di meno, bevendo di meno e perfino lavando meno i panni. Ridurre le abitudini quotidiane come gli spostamenti e il consumo di caffè può ridurre le nostre impronte di carbonio e proteggere il pianeta.

Zippia, una società che offre soluzioni lavorative per gli individui, ha recentemente lanciato un calcolatore interattivo per determinare quanto siano cambiate le nostre abitudini e il loro conseguente impatto sul pianeta. “Con così tante informazioni là fuori su quanto l’ambiente abbia beneficiato di questo ritmo di vita più lento, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante misurare l’impatto effettivo delle persone sull’ambiente” ha spiegato Kathy Morris, responsabile marketing di Zippia. Il sistema di calcolo si basa su due fattori ambientali: le emissioni di CO2 e l’utilizzo d’acqua. Per partecipare bisogna rispondere alle domande su come le abitudini relative a questi due fattori siano cambiate, inclusa la distanza che si percorre e quanto spesso ci si lava: “Ogni dato che le persone inseriscono viene utilizzato per calcolare il proprio impatto. Ad esempio le persone guidano i media per 50 km al giorno, consumando circa 5 litri di benzina. Questo tragitto giornaliero rilascia circa 12.441,8 grammi di CO2. Il numero aumenta o diminuisce nella calcolatrice a seconda del tragitto ovviamente“. Si potrebbe essere sorpresi di quanto siano stati piccoli i cambiamenti alle routine quotidiane. Bere una tazza di caffè invece che tre al giorno può far risparmiare fino a 45 litri di acqua al mese. Prendere un volo in meno al mese consente di risparmiare in media 73 kg di CO2. Quando si considera un’intera nazione questi cambiamenti possono fare le differenze. “E’ per questo che vediamo i cieli puliti in così tante città”.

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Per quanto riguarda le impronte di carbonio, Morris suggerisce che una volta che si ritornerà in ufficio sarà necessario trovare soluzioni come il car sharing. Inoltre le compagnie dovrebbero offrire orari più flessibili per i propri impiegati. Per Morris questa sarebbe una doppia vittoria: “Lo smart working, anche solo un giorno a settimana, potrebbe migliorare sia l’ambiente che la produttività delle imprese”. “Una volta che le imprese e i lavoratori capiranno che lavorare da casa non solo è possibile ma anche più produttivo, ci saranno grandi cambiamenti nella cultura del lavoro” ha spiegato Angela Ash, content marketing manager di UpFlipCon così tante compagnie che permettono ai lavoratori di lavorare da remoto, e perfino disposte ad assumere da remoto, potrebbero esserci più di una soluzione”. Lo smart working potrebbe anche risolvere un altro grande problema: il sovraffollamento dei mezzi pubblici. A tutti in passato è capitare di aspettare un autobus a lungo per poi trovarlo così affollato da non riuscire a salire. Da quando è iniziata la pandemia le città hanno cercato di trovare una soluzione per evitare i contagi sui trasporti pubblici, introducendo dei limiti al numero di persone o riducendo i posti per mettersi a sedere. Ma ora che tutto il mondo si prepara a ripartire, le amministrazioni cittadine stanno lavorando a dei piani per ridurre l’utilizzo dei veicoli privati e allo stesso tempo evitare il sovraffollamento di autobus e metro.

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Secondo la Johns Hopkins Medicine anche il distanziamento sociale potrebbe entrare a far parte delle abitudini della popolazione. Per Dmytro Okunyev, fondatore di Chanty, questo la distanza di almeno un metro e mezzo fra le persone continuerà ad essere rispettata anche in futuro, forse con qualche libertà in più: “Le persone inizieranno a prestare sempre più attenzioni a coloro che si avvicinano ed entrano nel loro spazio personale e il distanziamento sociale si diffonderà in molte culture”.

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