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Coronavirus, Nigeria in quarantena ma gli abitanti temono più la fame che il virus

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Il Governo nigeriano ha introdotto la quarantena per ridurre la diffusione del coronavirus; tuttavia nelle aree più povere la popolazione teme che con queste misure possano aumentare fame e povertà.

Quando a più di 25 milioni di persone è stato chiesto di rimanere in casa in alcune aree della Nigeria per ridurre la diffusione del coronavirus, i poveri nei quartieri più affollati di Lagos hanno iniziato a chiedersi come potranno affrontare la quarantena. “Dove prendiamo l’acqua necessaria per lavarci le mani come ci dite?” si chiede Debby Ogunsula dalla sua stanza nell’area di Alapere a Lagos.

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La quarantena a Lagos, capitale commerciale della Nigeria, a Ogun e nella capitale Abuja è entrata in vigore lunedì notte a seguito dell’annuncio del Presidente Muhammadu Buhari, che ha definito la lotta contro il virus “una questione di vita e di morte”. Per Debby però è difficile rimanere a casa: lei e la sua famiglia vivono in una camera in un blocco di venti stanze, chiamate comunemente Face-me-I-face-you per quanto sono vicine. Non c’è elettricità e la luce entra solo grazie alle porte aperte mentre i due bagni vengono condivisi da tutti gli abitanti. Non c’è neanche l’ acqua corrente e i residenti sono costretti a raggiungere il pozzo per la propria scorta. “Mi preoccupo per i miei bambini. Se non possono andare all’aperto e vendere, come faranno a vivere?” si chiede Ogunsola, che vive grazie alla vendita di frutta e verdura. Suo marito lavora ad un oleodotto a Warri e dovrebbe tornare a casa in un mese. Molti stati tra cui Rivers, Delta, Kano e Bayelsa hanno chiuso i propri confini, proibendo i movimenti tra gli stati. Di conseguenza se la quarantena dovesse essere prolungata potrebbe passare un po’ di tempo prima che Ogunsola si ricongiunga con suo marito. “E’ la fame che mi preoccupa non il virus. Ho sentito che non uccide i giovani”.

Nonostante il tasso di mortalità sia più alto fra gli anziani e le persone con patologie pregresse, sono molti i casi di giovani morti a causa del virus che comunque possono essere responsabili per la trasmissione. Inoltre, in molte aree urbane della Nigeria gli anziani vivono in famiglia e si prendono cura dei bambini quando i genitori non ci sono. La preoccupazione è che questi anziani possano entrare in contatto col virus. “Sono a casa ma comunque vivono in condizioni di assembramento. Se qualcuno ha il virus le possibilità di contagio sono molto elevate” secondo il Dottor Oyewale Odubanjo, esperto di salute pubblica. Tutti gli spostamenti non essenziali sono stati vietati e a molti lavoratori è stato chiesto di lavorare da casa. Ma senza corrente elettrica e connessione internet è impossibile farlo.

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A seguito dell’annuncio del Presidente le persone si sono messe in coda nei supermercati ma molti nigeriani vivono con meno di 1 dollaro al giorno e non sono in grado di fare le scorte di alimenti. Molti lavoratori attendono ancora di essere pagati dello stipendio del mese scorso e si teme per le conseguenze economiche della quarantena. Il presidente ha sottolineato che arriveranno aiuti economici tra cui un pagamento in anticipo della mensilità di 13 dollari per i più poveri tuttavia i lavoratori autonomi sono rimasti senza aiuti. “Solo chi ha i soldi può fare acquisti. E chi non li ha cosa fa?” chiede un tassista. La paura è che se nelle aree urbane le condizioni dovessero peggiorare, le persone potrebbero ignorare il divieto e fuggire verso le aree rurali, dove c’è maggior disponibilità di cibo ma una popolazione mediamente più anziana e vulnerabile al virus. “Sarebbe una completa follia. Qualunque cosa succeda le persone dovranno rimanere dove sono. Riusciremo a sopravvivere” ha spiegato Ayobami Bamidele.

Sembrano passati mesi da inizio marzo, quando l’OMS ha chiesto alla Nigeria di prepararsi a gestire il coronavirus, a seguito del primo caso accertato: le autorità hanno immediatamente identificato, tracciato e isolato le persone entrare in contatto con il cittadino italiani considerato come il primo caso nel paese. Tuttavia si teme che la Nigeria non abbia fatto abbastanza per contenere il virus: sono stati fatti pochi tamponi, in particolare a membri del governo e star della musica anche se asintomatici. Nonostante la promessa di Buhari di porre fine al fine al turismo medico una volta entrato in carica, lui e gli altri membri del governo si recano ancora all’estero per i trattamenti sanitari. Tuttavia con il coronavirus muoversi è impossibile: “Anche se benestante, sei costretto ad utilizzare lo stesso sistema sanitario degli altri. Nessuno ormai accetta pazienti dall’estero”.

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Nel frattempo ad Alapere, i venditori ambulanti gareggiano per ogni centimetro di spazio disponibile per vendere le loro merci, ignorando ogni obbligo di distanziamento sociale. La maggior parte non è preoccupata per il virus. “Se sto a casa muoio di fame, se vado fuori per vendere dite che morirò di coronavirus. Non è niente che non abbiamo già visto e siamo ancora qui, sopravvivremo anche a questo” racconta una donna che vende pesce affumicato.

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