Animali

Coronavirus, maschere da sub trasformate in ventilatori respiratori VIDEO

Condividi

Gli ingegneri della Isinnova hanno sviluppato delle valvole stampabili in 3D testate direttamente nell’ospedale di Chiari.  “Abbiamo risposto ad una richiesta d’aiuto, lavorando gratuitamente”, racconta la start up. 


L’ospedale di Chiari (Brescia) aveva finito le valvole dei respiratori usati per i malati di Covid-19 e ha lanciato una richiesta d’aiuto alla città per poterne avere delle altre di ricambio in tempi rapidi. A rispondere è stata una piccola azienda locale, la start up Isinnova, che in 24 ore ne ha stampate in 3D un centinaio.  Nel frattempo ne sta stampando altre per prepararsi alle richieste in arrivo di altri ospedali.

Coronavirus, può l’Intelligenza Artificiale contribuire a fermare il contagio? VIDEO

L’idea è venuta ad un ex primario dell’Ospedale di Gardone Val Trompia, in provincia di Bescia, il dottor Renato Favero, che conosceva la maschera Decathlon, il quale ha contattato la società Isinnova, costituita da un team di ingegneri, designer ed esperti di comunicazione che si dedica alla raccolta di idee per trasformarle in oggetti concreti, la quale stava realizzando in stampa 3D le valvole di emergenza per respiratori.

In una sola giornata sono state stampate un centinaio di valvole di Venturi, subito usate. “Il prototipo è stato realizzato in acido polilattico con una tecnica a filamento che ha permesso di averlo pronto in solo un paio d’ore, anche se non con grande precisione“, spiega Alessandro Romaioli, progettista tecnico dell’azienda. Testato con successo su un paziente, si è proceduto a stampare in 3D le altre valvole, questa volta con due tecniche diverse: una con una resina sensibile alla luce, e l’altra con polvere in Poliammide12 caricato ad alluminio, che “consentono una precisione molto alta, ma necessitano di tempi più lunghi, 24 ore“.

Coronavirus, come è cambiato il lavoro dei farmacisti: “Le fake news ci hanno massacrato”

Alla loro realizzazione ha collaborato un altro gruppo industriale della zona, mettendo a disposizione la sua macchina per la stampa in 3D, molto grande, visto che Isinnova di macchine ne aveva solo sei. “La nostra missione è fare ricerca e sviluppo e realizzare prodotti particolari che ci vengono richiesti da altre aziende, come valvole, agganci più stabili per i sedili delle auto o cerotti per le ustioni. La stampa in 3D la usiamo di solito per noi o per alcuni nostri clienti, ma non è il nostro core business. Non avevamo mai stampato prima una valvola“, aggiunge Romoiali.

Coronavirus, Pecoraro Scanio: “Roma senza smog riduce rischio contagio”

Isinnova, fondata da Cristian Fracassi, ha ricevuto altre richieste di valvole, in attesa di conferma per verificare la compatibilità con le macchine. Sui social la start-up è stata accusata di plagio e di non aver rispettato i brevetti, ma finora non è arrivata alcuna accusa formale. “Abbiamo risposto ad una richiesta d’aiuto, lavorando gratuitamente. Stiamo anche sviluppando altri apparecchi per questa emergenza. Ricordo – conclude – che queste valvole non sono valide come le originali e non hanno la certificazione di idoneità, ma possono essere usate solo in situazioni di emergenza, quale è questa in cui ci troviamo“.

(Visited 498 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago