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Coronavirus, pandemia e crisi climatica: la natura ci sta inviando un segnale

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La direttrice dell’Environment Programme dell’ONU sostiene che l’emergenza climatica e il coronavirus siano due segnali dell’impatto umano sulla natura.

Secondo Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’ UN Environment Programme, la crisi climatica e la pandemia del coronavirus sono due segnali della pressione che la natura sta subendo a causa delle attività umane. Gli scienziati sostengono che l’epidemia del Covid-19 sia un “chiaro segnale d’avvertimento”, considerando che le malattie più letali vengono trasmesse dagli animali e che la civiltà moderna “stia giocando col fuoco”.

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Per prevenire ulteriori epidemie è necessario porre fine al riscaldamento globale e alla distruzione dell’ambiente perché entrambi spingono la fauna al contatto umano. Inoltre è necessario che venga messa fine al commercio degli animali vivi, che comporta la trasmissione di malattie, e al commercio illegale degli animali. Per Andersen ovviamente la priorità attuale è quella di proteggere le persone dal coronavirus e prevenirne la diffusione “ma la nostra risposta a lungo termine deve combattere la perdita degli habitat e della biodiversità. Mai come in questo momento ci sono così tante patologie che possono essere trasmesse dalla natura agli animali domestici e infine all’uomo. La continua erosione degli spazi naturali ci sta portando sempre più in contatto con piante e animali che possono trasmettere delle malattie. Ci sono troppe pressioni allo stesso momento sulla natura. Siamo intimamente connessi con la natura, che ci piaccia o no. Se non riusciamo a prenderci cura di questa non possiamo prenderci cura neanche di noi stessi”.

 

Le infezioni degli ultimi anni come la Sars, la febbre suina, l’aviaria, la Zika e l’Ebola sono tutte passate dall’animale all’uomo. Come spiegato dal professor Andrew Cunningham della Zoological Society of Londonl’emergenza e la diffusione del COVID-19 non sono era prevedibile ma anche già prevista: uno studio sulla Sars condotto nel 2007 si conclude sostenendo che ‘la presenza di grandi riserve virus simili alla Sars in animali come i pipistrelli, unita alla cultura del consumo di mammiferi esotici in Cina, rappresentano una bomba ad orologeria”. Cunningham sostiene che le altre malattie trasmesse dagli animali siano molto più letali come ad esempio l’Ebola o il Nipah: “Anche se difficile da pensare, siamo stati un po’ fortunati. Penso dovremmo prenderlo come un segnale d’avviso. Sono sempre i comportamenti umani a causare queste malattie, che continueranno a ripetersi finché non decideremo di cambiare”.

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I mercati della macellazione di animali selvatici vivi da ogni parte sono l’esempio più ovvio. “Gli animali vengono trasportati in lunghe distanze e messi tutti insieme nelle gabbie. Sono stressati, immunosoppressi ed espellono qualsiasi agente patogeno che hanno. Quando le persone entrano in stretto contatto con i fluidi corporei di questi animali, si crea l’emergenza. Se volessi uno scenario per massimizzare le possibilità di trasmissione, non potrei pensare a un modo molto migliore di farlo. Questi provvedimenti devono essere presi a livello globale. Ci sono mercati di questo tipo in Africa e in molti paesi asiatici“.

Aaron Bernstein di Harvard, sostiene che la distruzione degli habitat e i cambiamenti climatici stiano spingendo gli animali selvatici sempre più a contatto con l’uomo: “Questo crea un’opportunità per i patogeni di trovare nuovi ospiti. Abbiamo avuto Sars, Mers, Covid-19, HIV. Dobbiamo cogliere il messaggio che ci sta inviando la natura: stiamo giocando con il fuoco. Non si possono dividere salute e politiche ambientali. La nostra salute dipende interamente dal clima e dagli organismi con i quali condividiamo il nostro pianeta”. Il commercio illegale degli animali è un’altra parte del problema secondo John Scanlon, ex segretario generale della Convention on International Trade of Endangered Species of Wild Fauna and Flora: “I paesi che contribuiscono a questo mercato dovrebbero creare nuove obbligazioni legali supportate da sanzioni penali. Se riuscissimo a fondere una linea dura contro questi aprendo al contempo nuove opportunità per le comunità locali, potremmo veder prosperare biodiversità, ecosistemi e comunità“.


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La pandemia del coronavirus potrebbe fornire un’opportunità per il cambiamento che secondo Cunningham non verrà colta: “Pensavo le cose sarebbero cambiate dopo la Sars. Tutti erano pronti a farlo. Poi c’è stato un grande sospiro di sollievo e tutto è tornato come al solito. Non possiamo permettirci di farlo anche questa volta“.

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