Politica

Coronavirus, per Guterres è “la più grande sfida dalla seconda guerra mondiale”

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Il Segretario dell’ONU ha parlato alla presentazione del report sulle conseguenze economiche della pandemia, definendo il coronavirus “la più grande sfida per il mondo dalla seconda guerra mondiale”.

Secondo il Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres la pandemia del coronavirus è la più “grande sfida per il mondo dalla fine della Seconda guerra mondiale ed esiste la possibilità di una recessione economica che “non ha paralleli con quelle del passato”.

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Il numero di casi confermato in tutto il mondo ha superato gli 860,000. Negli Stati Uniti il numero di morti ha superato 4,000, distanziando la Cina, da cui è partita l’epidemia. Secondo i dati della Johns Hopkins University al momento negli Stati Uniti si sono registrati 189,000 contagi e 865 persone sono morte nelle ultime 24 ore. Circa il 75% degli americani vive, o sta per vivere, sotto le misure di quarantena e molti Stati stanno rafforzando le misure per contenere la diffusione del virus. Intanto la Spagna, secondo paese per numero di morti dopo l’Italia, ha registrato 849 morti nelle ultime 24 ore, il numero più alto in un singolo giorno. Nel Regno Unito sono morte in totale 1789 persone; tra le vittime un tredicenne ricoverato al King’s College Hospital Trust di Londra.

Parlando dal quartier generale dell’ONU a New York al lancio del report sui potenziali impatti socioeconomici dell’epidemia, Guterres ha spiegato: “Il nuovo coronavirus sta colpendo le società nel loro fulcro, e sta cambiando lo stile di vita delle persone. Il COVID-19 è il più grande test che abbiamo mai affrontato dalla nascita delle Nazioni Unite. I paesi in tutto il mondo hanno imposto una serie di misure, tra cui restrizioni ai movimenti e chiusura delle imprese nel tentativo di contenere la diffusione del virus. L’ONU stima che fino a 25 milioni di posti di lavoro possano essere persi a causa del virus. Guterres ha chiesto alle nazioni industrializzate di aiutare i paesi meno sviluppato per evitare “l’incubo che il virus si diffonda come un incendio”. Martedì la Banca Mondiale ha spiegato che una recessione economica è “inevitabile per tutte le nazioni”, e le famiglie che dipendono da settori particolarmente vulnerabili all’impatto del virus saranno a “rischio più elevato“.

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Intanto il Presidente Donald Trump ha detto agli americani di prepararsi a due settimane “veramente molto dolorose” e le previsioni della Casa Bianca sostengono che nei prossimi messi potrebbero esserci 100,000 morti. Il presidente aveva già annunciato la necessità di estendere in modo significativo le linee guida sul distanziamento sociale oltre le due settimane appena concluse, affermando che le persone sarebbero dovute rimanere a casa il più possibile per almeno un altro mese. Il virologo Anthony Fauci, consigliere del Presidente, ha spiegato che le misure prese stanno già iniziando a mostrare i loro effetti ed ora “è tempo di mettere il piede sull’acceleratore”. Anche con le misure più stringenti comunque il numero di morti si aggirerà tra i 100,000 e 240,000. Per Fauci “per quanto questo numero possa essere scoraggiante, bisogna essere preparati”.

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New York sarà la prima a pagarne le conseguenze. La città sta preparando i posti letto e l’attrezzatura necessaria in attesa che si raggiunga il picco dei contagi, previsto entro due settimane.

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