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Coronavirus, l’Italia chiude ma l’ex Ilva? Il paradosso di una pandemia mondiale

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L’Italia è zona rossa, tutto è fermo: è pandemia mondiale. Ma nonostante questo l’ex Ilva di Taranto non si ferma. Solo oggi arrivano le prime misure per contenere il contagio. La preoccupazione tra i lavoratori aumenta come ci racconta Alessandro Marescotti, presidente associazione Peacelink in un’intervista.  

Dopo le misure adottate in tutta Italia per fronteggiare la diffusione del contagio, i sindacati Usb e Fim Cisl avevano indetto uno sciopero per contestare la mancanza di iniziative efficaci dell’azienda per contenere la diffusione del coronavirus all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

Solo oggi arrivano le prime misure: riduzione del personale, smartworking e ricorso alla cassa integrazione. Basteranno? Il numero di operai scende del 42,5 percento passando da 3mila a 1.750, un taglio lineare del 25% su tutte le attività secondo i sindacati che hanno deciso di sospendere lo sciopero annunciato di 10 giorni.  Saranno i 200 i dipendenti che da lunedì lavoreranno da casa con il sistema dello smart working numero che dovrebbe però crescere fino a 300 unità, come afferma l’azienda. 

Resta il problema legato alle mascherine e dei dispositivi di protezione al momento non sufficiente. Nonostante le misure adottati da 5 giorni dal decreto ufficiale relativo alle drastiche misure per fermare il contagio, solo oggi sono arrivati i primi provvedimenti.

Come ci spiega Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione Peacelink  “ci sono ben 10mila operai che quotidianamente in un modo o nell’altro interagiscono tra di loro, soprattutto quando vanno a lavoro perché ci sono decine e decine di corriere che trasportano gli operai e che devono essere continuamente sanificate. Con l’emergenza Coronavirus tutto l’insieme delle attrezzature, le tute, superfici che vanno lavate, disinfettate”.

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Ma a che punto era prima di questa emergenza la situazione dell’ex Ilva di Taranto? “L’ultima questione affrontata era quella dell’eccesso di mortalità e di malattie. Dopo una fiaccolata che si era svolta a Taranto e che aveva visto una notevole partecipazione della cittadinanza, l’obiettivo era quello di costituire un comitato cittadino per porre alle istituzioni il problema della valutazione di impatto ambientale e sanitario che evidenziava come nel quartiere Tamburi ci fosse un rischio definito da questo studio non accettabile. – spiega MarescottiE’ abbastanza ovvio di fronte alle misure di emergenza prese in tutta Italia che vengono utilizzarti miliardi di euro per porre la popolazione in salvo. Ma è chiaro per il futuro, a mio parere, non ci saranno delle risorse per poter salvare l’Ilva che versa in una condizione disastrosa dal punto di vista economico. Questo stabilimento perse due milioni di euro al giorno , una perdita talmente elevata e che ultimamente non era stata neanche risolta da Arcelor Mittal. Gentiloni dall’Europa parlava di un piano green, non ci sono i soldi per gli ospedali, figuriamoci per un piano green per l’Ilva.

Ci sono due immagini satellitari prima e durante l’emergenza coronavirus che mostrano come l’inquinamento si sia ridotto, specie nel nord d’Italia.

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E’ brutto dire l’inquinamento si sconfigge con le catastrofi. E’ chiaro che in questo momento in Cina e nei luoghi dove c’è questa emergenza noi troviamo un “beneficio” da questa riduzione dell’inquinamento. Da ecologista mi sento di dire che per ridurre l’inquinamento non si dovrebbero aspettare emergenze come quella del coronavirus ma deve entrare in campo l’intelligenza umana, il principio di precauzione, l’uso di tecnologie di contenimento per ridurre le emissioni. E’ questa la strategia che mi immagino per il futuro, noi dobbiamo andare verso un contenimento massimo delle emissioni non sotto la paura del coronavirus ma sotto indicazione di quelle che sono le migliori tecnologie disponibili, a partire dalle fabbriche per arrivare ai nostri consumi quotidiani”. 

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Per il sindacato Usb l’obiettivo in questo momento di emergenza è portare il livello di marcia degli impianti al minimo allargando il numero di operai in Cassa integrazione straordinaria “per consentire ai dipendenti di stare a casa con le proprie famiglie in questo momento delicato”. Fiom e Uilm hanno annunciato infine che lunedì 16 marzo decideranno se confermare o meno le iniziative di protesta annunciate nei giorni scorsi.

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