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Coronavirus, nelle città più inquinate del mondo si torna a respirare

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Il blocco della circolazione e delle industrie nelle città più inquinate del mondo ha permesso ai residenti di poter tornare a respirare aria pulita per la prima volta da decenni.

Delhi è una delle tante capitali del mondo in cui la qualità dell’aria è migliorata da quando sono state introdotte le misure di quarantena. Le immagini si sono diffuse rapidamente sui social tra lo stupore dei residenti di quella che nel 2019 è stata nominata “la città più inquinata del mondo“. Questo miglioramento si è registrato anche a Bangkok, San Paolo, Pechino e Bogotá, il tutto accompagnato da un pizzico di ironia: i cittadini costretti a stare in casa non possono godersi appieno l’aria pulita.

 

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Secondo l’OMS l’indice di qualità dell’aria (AQI) non deve superare il 25 ma la media della capitale indiana era di 200. Lo scorso anno il governo è stato costretto a chiudere scuole e uffici quando l’indice ha raggiunto il valore di 900. Da quando è stata introdotta la quarantena la media della capitale indiana è di 20. Il Dottor Shashi Tharoor, politico e attivista ambientale, spera che questo possa essere un segnale d’ avvertimento: “La splendida vista del cielo e la gioia di poter respirare aria pulita è in contrasto con quello che stiamo facendo a questa città. Oggi il livello era circa a trenta ma un pomeriggio, dopo un po’ di pioggia, è sceso a sette. Sette! A Delhi!”. Sunita Narain, direttore del Centre for Science and Environment, sostiene che la quarantena sia l’occasione giusta per mostrare quanto inquinamento venga prodotto dai veicoli nella città: “Non voglio che le persone dicano ‘Oh, gli ambientalisti sono felici della quarantena’. Non lo siamo. Questa non è la soluzione. Ma qualunque sia la nuova normalità post COVID-19 dobbiamo assicurarci che sia possibile respirare aria pulita e pensare agli sforzi necessari per ridurre l’inquinamento di Delhi.

Non è solo Delhi a godere di aria pulita; i residenti di Jalandhar nel Punjab si sono svegliati con uno spettacolo incredibile in lontananza: la catena montuosa del Dhauladhar nell’Himachal Pradesh. Le cime, che si trovano a oltre 120 miglia di distanza, non erano visibili all’orizzonte del Punjab da oltre 30 anni; questo è dovuto all’assenza di macchine in una delle strade più trafficate del mondo. Bangkok, che lo scorso mese è stata costretta a chiudere le scuole per il troppo inquinamento, ha vissuto una simile trasformazione, sempre dovuta al blocco del traffico. “Possiamo vedere una bella differenza con gli standard della qualità dell’aria del passato” ha commento Tara Buakamsri, direttore di Greenpeace in Thailandia.

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A San Paolo in Brasile, la città più popolosa del Sud America, le famigerate code di traffico e gli orizzonti nebulosi stanno lasciando il posto a strade tranquille e cieli più chiari. Durante le ore di punta l’autostrada sopraelevata João Goulart, soprannominata Minhocão, è piena di ingorghi e traffico ma, con il blocco della circolazione, ora sembra un viale di una piccola città e non la strada in una metropoli di 12 milioni di persone. “L’aria è sicuramente migliore. Ho notato un miglioramento sia come ciclista che come cittadino in quarantena. Penso questo debba essere un momento per riflettere su quali trasporti investire a crisi finita” ha commentato un residente. Nonostante la quarantena molti abitanti stanno trovando modi per godersi l’aria pulita, protestando dalle finestre e dai balconi contro il Presidente Jair Bolsonaro che continua a definire il coronavirus “una leggera influenza”.

Da quando è iniziata la quarantena in Colombia anche Bogotá si trova in una condizione simile; tuttavia gli abitanti della città non possono godere dell’aria pulita se non quando escono per la spesa o per le medicine. “Non c’è dubbio che la quarantena stia portando un miglioramento della qualità dell’aria. Con la città ferma riusciamo a concentrare i nostri sforzi sul tema ambientale” ha spiegato Carolina Urrutia, segretario distrettuale dell’ambiente nella capitale. Cali, la terza città in Colombia, è anche libera dai soliti incendi. “La nuvola di fumo che copre la città se n’è andata” ha commentato Christian Camilo Villa, attivista e residente della città “il problema è che tornerà a quarantena finita”.

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Infatti, quello che ambientalisti e residenti temono è che la situazione possa tornare ai livelli precedenti, se non peggiori, quando i governi cercheranno di far ripartire l’economia. I segnali dalla Cina, il primo paese ad essere uscito dalla crisi, non sono positivi: durante l’epidemia l’inquinamento era sceso del 25% ma ad inizio marzo, quando il paese è ripartito, è tornato ai livelli precedenti. Lauri Myllyvirta del Centre for Research on Energy and Clean Air ha commentato: “La domanda che tutti si pongono è se gli stimoli del governo porteranno ai livelli di inquinamento precedenti, come accaduto con la crisi finanziaria del 2008“.

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