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Coronavirus, che impatto avrà la quarantena sullo stile di vita americano?

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Il coronavirus si sta diffondendo negli Stati Uniti e gli studiosi si interrogano sulle conseguenze che avrà sullo “stile di vita americano” tra emissioni, traffico e consumi.

L’Italia è attualmente una nazione in quarantena. Tutti i negozi sono chiusi eccetto le farmacie e quelli che vendono prodotti alimentari, le compagnie aeree stanno cancellando i loro voli e le autorità bloccano l’entrata e l’uscita delle persone nei comuni. E questa è l’immagine di come potrebbe diventare lo stile di vita americano in caso di rapida diffusione del COVID-19 negli Stati Uniti.

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In molte città americane già sono entrate in vigore le pratiche sul rispetto della distanza mentre scuole e università stanno chiudendo i propri campus. Conferenze, concerti ed eventi pubblici sono stati cancellati. Questa serie di misure diventerà sempre più restrittiva nelle prossime settimane ma potrebbe avere un effetto positivo: l’impatto sulle emissioni di carbonio. La diffusione del virus ha ridotto globalmente le emissioni in tutto il mondo, principalmente grazie alla chiusura delle fabbriche in Cina, allo stop dei voli aerei e alla sempre minor domanda di gas e petrolio.

Non è la prima volta che un disastro globale con effetti economici porta ad un calo delle emissioni. La crisi finanziaria del 2008 è stata accompagnata da un calo delle emissioni. Su scala locale l’impatto climatico dovuto all’epidemia è più complesso da calcolare perché dipende dallo stile di vita delle persone, da quanto spesso si spostano in città e da che mezzi utilizzano. Gli scienziati stanno ancora cercando di capire quando rapidamente si diffonda il virus e quale possa essere il suo impatto sul meteo e perché si stia diffondendo in alcune aree e non in altre. Inoltre il virus potrebbe spiegare agli scienziati alcune cose sulla complessità delle relazioni umane, la risposta ai disastri su larga scala e sulle emissioni. In città come New York è stato chiesto ai cittadini di prendere tutte le possibili precauzioni sui mezzi pubblici e di evitare contatti in luoghi pubblici affollati.

Secondo i primi dati la chiusura delle scuole e il telelavoro hanno già ridotto il traffico di Seattle. Anche il traffico di New York si è ridotto durante l’ora di punta mentre a San Francisco si è registrato un calo delle corse dei mezzi pubblici. “In certi casi un calo dei mezzi pubblici coincide con un aumento dei mezzi privati ma questa volta è la dimostrazione che le persone preferiscono stare a casa” ha spiegato Christopher Jones della Berkeley University. Il settore dei trasporti rappresenta uno dei maggiori contribuenti alle emissioni negli Stati Uniti. Minor traffico ovviamente rappresenta una buona soluzione per il clima ma non è una soluzione così scontata: “Ci sono molti studi sui benefici del telelavoro sull’ambiente ma solitamente la conclusione è “dipende”. Se le persone passano maggior tempo a casa utilizzano più energia. Ovviamente dipende dalle condizioni metereologiche, dalla geografia e dallo stile di vita. “Se vivi in ambiente freddo e hai bisogno di utilizzare il riscaldamento produci più emissioni di quelle che risparmi stando a casa senza muoverti. Se stai a casa durante una bella giornata come quelle della California non utilizzi poi così tanta energia”.

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Inoltre c’è la possibilità che le persone passino ore a guardare la televisione e secondo Jacqueline KloppQuesto potrebbe trasformarsi in un maggior utilizzo di corrente”. Le pandemie come quella del coronavirus potrebbero anche portare a cambiamenti di comportamento meno ovvi, che possono comunque influire sulle emissioni di una famiglia. Ad esempio, potrebbero aumentare gli acquisti online e le consegne a domicilio, in particolare per i generi alimentari. Le impronte prodotte dagli acquisti online sono maggiori di quelle degli acquisti nei negozi. Secondo almeno uno studio recente, ciò può dipendere in gran parte dal fatto che le consegne provengano da un negozio nella comunità o vengano spedite da qualche altra parte e quali mezzi di trasporto il cliente usa normalmente per ritirare la merce di persona.

Per finire c’è grande incertezza sull’impatto che avrà il virus sugli Stati Uniti e su quanto profondamente colpirà l’economia americana. In Cina, con l’arrestarsi dell’attività industriali le emissioni sono diminuite. Negli Stati Uniti, una grave recessione economica determinerebbe probabilmente un’ulteriore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, poiché le persone consumano semplicemente meno risorse. “L’impatto più grande del virus sarà quello economico. Se dovesse colpire l’intera economia, avrà ricadute su crescita, consumi ed emissioni”. Non c’è quindi da festeggiare se la diffusione del coronavirus dovesse contribuire ad un temporale declino delle emissioni. Le emissioni globali di carbonio tendono a riprendersi abbastanza presto dopo la fine di un disordine globale e nel frattempo, il coronavirus avrà causato la morte migliaia di persone in tutto il mondo.

Ma la pandemia può fornire alcune informazioni sul modo in cui i cambiamenti del comportamento umano influenzeranno le emissioni di carbonio. Disastri come gli uragani e altri cataclismi naturali hanno già fornito esempi di questi cambiamenti ma una differenza fondamentale con il nuovo coronavirus, almeno per ora, è che molti dei cambiamenti comportamentali che stanno avvenendo sono volontari. Klopp ha sottolineato i dati recenti del Dipartimento dei trasporti dello Stato di New York che indicano un aumento dei ciclisti sui ponti di New York City questo mese. L’aumento sembrerebbe suggerire che le persone con la possibilità di spostarsi in bicicletta scelgono sempre più di farlo man mano che l’epidemia si diffonde. È una lezione di comportamento e motivazioni umane.

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Per la resilienza in caso di crisi, sanità pubblica e riduzione dei gas a effetto serra, è fondamentale costruire città che soddisfino le emissioni zero, modalità di trasporto sane” ha dichiarato Klopp “Possono farlo investendo in piste ciclabili sicure e separate e marciapiedi eccellenti, nonché servizi non troppo lontani da dove vivono le persone, quindi hanno la possibilità di utilizzare queste modalità. Certamente nel breve termine ci saranno cambiamenti nei comportamenti e questo avrà un impatto sulle emissioni. Penso che la domanda più importante sia: saranno cambiamenti a lungo termine? Dureranno nel tempo? Le persone impareranno a telecomunicare o a viaggiare meno? Spero che questo tipo di eventi che consentono alle persone di prendersi una pausa dalle loro vite permettano alle persone di comprendere i problemi a cui andiamo incontro”.

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