Politica

Coronavirus, il Brasile riduce la protezione della Foresta Amazzonica

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L’ agenzia governativa Ibama ha dovuto ridurre il numero di personale e missioni destinate alla protezione della Foresta amazzonica a causa del coronavirus, proprio nel periodo in cui solitamente inizia la stagione degli incendi.

La pandemia del coronavirus sta spingendo il governo brasiliano ad indebolire le misure di protezione della Foresta amazzonica e della sua popolazione proprio alle soglie della stagione degli incendi di quest’anno. Lo scorso anno la deforestazione e gli incendi hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi dieci anni dopo che il presidente Jair Bolsonaro ha indebolito la protezione ambientale, incoraggiando minatori e taglialegna ad espandersi nella foresta.

 

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L’agenzia governativa Ibama ha confermato di aver dovuto ridurre il numero di agenti sul campo e di aver ridimensionato il monitoraggio delle missioni: dopo anni di tagli al personale, un terzo dello staff è vicino al pensionamento, il che li rende particolarmente vulnerabili al virus. “Non si possono esporre queste persone al virus” ha spiegato Olivaldi Azevedo. I gruppi indigeni si stanno ritirando in isolamento per difendersi dal virus e fanno appello per cibo e medicinali, denunciando la gestione da parte del governo della crisi. In alcune aree sono state registrate invasioni da parte dei minatori, dovute principalmente all’aumento dei prezzi dell’oro a causa della crisi. Il Brasile ha riportato il primo caso di coronavirus tra gli indigeni e con la pandemia che continua ad espandersi nel paese, i casi di violenza e minacce di morte contro gli indigeni continuano ad aumentare.

 

Il WWF e il suo partner locale Kanindé sostengono che per i prossimi giorni sia pianificata un’invasione nel villaggio di Alto Jamari nel territorio indigeno Uru-Eu-Wau-Wau. Gli invasori mirano a riunire un grande gruppo per dar vita ad una rivolta come pretesto per entrare nell’area e dividersi la terra. Non è la prima volta che la comunità indigena viene minacciata ma gli abitanti dei villaggi sostengono che la pandemia abbia rafforzato la criminalità organizzata. WWF Brazil ha donato 14 droni alle comunità indigene e ai governi locali per portare avanti la sorveglianza. “Questo non è mai stato così importante come in questa crisi globale, quando il monitoraggio delle autorità è stato ridotto e crescono le minacce di invasioni nei territori indigeni” ha commentato Mike Barrett di WWF UK. Durante il primo volo di ricognizione sul territorio di Uru-Eu-Wau-Wau, i locali hanno scoperto che 1,4 ettari sono stati abbattuti a loro insaputa lo scorso anno e  recentemente hanno individuato aerei che lasciavano cadere semi d’erba nell’area in modo da rendere il terreno adatto per il pascolo.

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Martedì i media brasiliani hanno diffuso la notizia dell’assassinio di Zezico Rodrigues Guajajara, un insegnante e leader indigeno, che in un’intervista al giornalista Scott Wallace aveva detto: “Sono il leader più ricercato dagli invasori e dai pistoleri”. Secondo i dati dei satelliti la deforestazione rallenta solitamente tra novembre e marzo per poi riprendere ad aprile e raggiungere il picco tra giugno e ottobre. La crisi globale potrebbe portare ad un aumento della deforestazione: una recessione economica a livello globale probabilmente ridurrà la domanda di carne, legname, minerali, soia e altri prodotti dell’Amazzonia, allentando la pressione sulla foresta ma quando la recessione colpirà anche il Brasile aumenterà il numero di persone che abbatte gli alberi in cerca di terreni da coltivare. I rischi per la salute sono enormi: Bolsonaro ha sempre rigettato i consigli scientifici sulla quarantena e le misure per fermare la diffusione del virus, incoraggiando le persone ad infrangere le restrizioni e prendendo parte a raduni di massa. Inoltre gli indigeni sono sempre stati vulnerabili ai precedenti focolai di malattie: secondo un recente studio fino al 90% della popolazione precolombiana delle Americhe venne spazzata via dal morbillo, dal vaiolo e da altre malattie portate dagli invasori europei.

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Sebbene il governo abbia imposto restrizioni ai visitatori nei territori indigeni, secondo Antonio Oviedo dell’Instituto Socioambiental le organizzazioni criminali potranno trarre beneficio da questa situazione: “Ci sono regole che vietano l’ingresso nelle terre indigene e nelle aree di conservazione. Ma i cacciatori di terre, i taglialegna e i minatori illegali non seguono le regole“.

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