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Coronavirus, dall’Australia arriva il progetto DiTo: tecnologia al servizio della cooperazione in tempo di crisi

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La tecnologia può anche essere cooperazione: nasce in Australia in nuovo progetto per mettere in contatto le persone in difficoltà e chi può fornire aiuto. Ne abbiamo parlato con Alessio Bonti, docente universitario a Melbourne e ideatore del progetto DiTo, che racconta anche come sta vivendo il continente australiano l’emergenza Covid-19.

 

 

Nei periodi di crisi dell’umanità la tecnologia ha sempre compiuto dei balzi in avanti. In questo caso, per contrastare l’emergenza coronavirus la tecnologia ha dovuto espandersi più che evolversi, andando a coprire tutti i campi dove l’uomo da solo non poteva arrivare.

Dove l’intelligenza artificiale sta aiutando nel contenimento del virus e nella ricerca di un vaccino, il web sta diventando un mezzo fondamentale per mandare avanti la produttività, ma anche solo per tenerci uniti, in un periodo in cui i contatti fisici sono da evitare il più possibile.

In questo contesto nasce DiTo, un applicazione web che consentirà di mantenere in contatto persone anche distanti e magari bisognose di aiuto, un’app fondamentale in una nazione, come quella australiana, in cui 20 milioni di persone occupano un intero continente.

L’idea è venuta al professor Alessio Bonti, docente di Scienze dell’Informatica alla Deakin University di Melbourne, a cui chiediamo anche come il virus stia cambiando le abitudini degli australiani.

Prima di tutto, com’è la situazione in Australia al momento?

Qui in Australia tra qualche giorno verrà annunciato che andremo nella terza fase di blocco, quella più simile a quella europea o italiana. La situazione è avvenuta tutta molto velocemente e quindi ci siamo trovati a passare da un giorno all’altro a dover allestire lezioni online perchè l’università era entrata in Lockout, ovvero nessuno poteva entrare o uscire. In generale ci sono ancora persone che vanno al mare, quindi manca ancora la consapevolezza del problema, il capire che c’è un pericolo reale.

Tu e il tuo team state portando avanti un progetto per aiutare le persone in questa situazione di emergenza, ce ne vuoi parlare?

Certo allora, io ho un gruppo, che si chiama Launchpad, e fa parte dell’ Università.  Èun misto di studenti ricercatori e docenti. Questo progetto è ispirato all’ hashtag italiano #distantimauniti, noi abbiamo voluto chiamarlo DiTo che significa distant but together. In pratica è un’applicazione web che cerca di provvedere a dei servizi per gli utenti locali, quindi al momento australiani; intanto cercare di curare le informazioni, perché ci sono veramente troppe e nessuno sa esattamente quali sono giuste, anche perchè il governo rilascia news tutto il giorno. Questa è la prima cosa cercare di dare l’informazione più importante al momento giusto.

Un’altra parte molto importante è quella della community. Noi sappiamo che arriveremo a un punto in cui  le persone avranno bisogno di aiuto, e per questo abbiamo voluto cercare di utilizzare una parte dell’ applicazione per permettere alle  persone di offrire aiuto a persone che lo richiedono. Abbiamo inoltre geolocalizzato tutto quello che succede e abbiamo creato una dashboard per il governo o per le agenzie di emergenza per vedere da dove vengono le richieste di aiuto, in modo da poter intervenire in situazioni più gravi.

Abbiamo lavorato in passato con delle intelligenze artificiali che aiutano gli psicologi, quindi vogliamo provare a riciclare la stessa idea e creare uno psicologo virtuale all’interno dell’applicazione. Sappiamo già che i problemi purtroppo di depressione, di stress arriveranno, e pensiamo che una chatbot virtuale possa aiutare a superare questa tragedia. C’è una grande opportunità per un grande cambiamento, perchè l’umanità ha sempre compiuto enormi balzi in avanti dopo le tragedie.

C’è l’idea di portare questo progetto anche al di fuori dell’ Australia?

Si, in verità questo progetto è un progetto universale che possiamo utilizzare in qualunque posto, durante una qualsiasi crisi. Pensiamo ovviamente di donarlo gratuitamente come open source ad altri paesi.

 

 

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