20 ANNI DI COREPLA, QUAL E’ IL FUTURO DELLA PLASTICA NELLA CIRCULAR ECONOMY?

Corepla. Nel 2017 sono stati avviati a riciclo il 43,4% degli imballaggi in plastica raccolti; e tra il 2005 e il 2017 “gli imballaggi avviati al recupero sono cresciuti in modo esponenziale con un più 64%, recando al Paese un beneficio economico di oltre 2 miliardi di euro per la materia prima non consumata, per la produzione di energia e per il risparmio di emissioni di CO2″.

È quanto emerge dal primo “Green Economy Report” messo a punto da Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presentato presso l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano in occasione del convegno “Il futuro del riciclo della plastica nella Circular Economy”  per celebrare i primi vent’anni di attività del Consorzio.

“Il nostro obiettivo è far nascere il Corepla 2020 – afferma il Presidente Corepla, Antonello Ciotti – fino ad oggi abbiamo assistito ad una storia di successo, adesso è tempo di pensare al futuro, di proiettarci verso gli obiettivi europei del 2020″.

“Volendo fare un bilancio – prosegue – basti pensare che nel 1998 si riciclava 1,7 chilogrammi di plastica per abitante, oggi siamo a 17,7. I nostri imperativi adesso sono più educazione al riciclo, più ricerca, più sviluppo tra le imprese. Tutto questo per fare del Corepla un catalizzatore grazie al quale raggiungere in fretta gli obiettivi europei: e cioè un tasso di riciclo al 50% e una riduzione della parte degli imballaggi che non va a riciclo del 40%”.

“I dati ci dicono che nel riciclo degli imballaggi l’Italia è un’eccellenza europea, e questo anche grazie all’azione dei Consorzi, ma nel riciclo della plastica abbiamo il dovere di fare di più – ha spiegato il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, sottolineando come “dai primi provvedimenti di questo Governo, in linea con la nuova direttiva europea sui rifiuti”, sia chiara l’intenzione del Ministero di “introdurre misure verso la realizzazione di un modello di economia circolare, promuovendo un uso razionale dei prodotti in plastica e incentivando il riciclo e la raccolta differenziata di qualità”.

Un esempio, spiega ancora Micillo, è la proposta fatta a seguito dell’ascolto dei pescatori che – dice – “attualmente pescano il 50% di plastica. Noi abbiamo detto loro e alle associazioni di poter contare su di noi: ovvero di portare nei porti quello che pescano, e lì fargli un sistema che possa riciclare sul posto. Questo permetterebbe in poco tempo” di ridurre le “tantissime tonnellate” di plastica che si trovano in mare.

“Oggi – conclude – siamo a una prima bozza di questa proposta ma è una priorità di questo governo e di questo ministero”.

L’industria nazionale del riciclo della plastica continua a crescere in Italia, posizionandosi tra le prime grandi economie in Europa, dopo Germania e Spagna.
L’Europa e’ “il secondo produttore mondiale di materie plastiche dopo la Cina, con l’Italia secondo produttore europeo dopo la Germania.

Gli imballaggi in plastica raccolti in Europa nel 2016 sono stati 16,7 milioni di tonnellate, oltre il 60% di tutta la plastica raccolta, e il riciclo, con il 41%, e’ la prima destinazione, seguita dal recupero energetico (circa il 39%) e dalla discarica (20%)”.

“Il settore del riciclo rappresenta un tema di fondamentale importanza per lo sviluppo e la crescita economica del nostro Paese. L’Italia, bisogna sempre ricordarlo, rappresenta uno dei Paesi industriali più avanzati al mondo pur non essendo ricca di materie prime. Ma il nostro saper fare, anzi il nostro saper trasformare, ci ha consentito di entrare nel corso del tempo tra le principali potenze economiche mondiali”.

A dirlo, è il viceministro allo Sviluppo economico Dario Galli, spiegando come sia “fondamentale sostenere lo sviluppo e la crescita di questo settore poichè non rappresenta soltanto un motore di crescita economica ed occupazionale ma un vero e proprio ‘new deal’ di crescita culturale del Paese verso un domani certamente più sostenibile”.

 

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