Tutto pronto per la Cop28, tra speranze vane e grandi assenti

A Dubai non ci saranno Joe Biden e Xi Jinping, ma si attendono 200 leader mondiali oltre a Papa Francesco e Re Carlo III.

Tutto pronto per la Cop28 negli Emirati Arabi Uniti, al via giovedì 30 novembre a Dubai. Mai, come in questa edizione, le aspettative sono decisamente al ribasso: pesano soprattutto le grandi assenze e l’ambizione climatica dei Paesi che inquinano più di tutti a livello globale. Senza dimenticare le polemiche sulla nazione ospitante: il timore è che Ahmed Al-Jaber, il petroliere che presiederà la Conferenza Onu delle Parti sul Clima, possa approfittare dell’evento per stabilire accordi internazionali sui combustibili fossili.

A questa ipotesi non crede assolutamente Antonio Guterres, anche se il segretario generale dell’Onu ha lanciato un nuovo appello ai leader mondiali: l’imperativo è fermare un ciclo mortale, quello del cambiamento climatico, e le soluzioni sono ben note. Ciò che manca, senza dubbio, è la volontà politica.

E a proposito di politica, le più pesanti tra le assenze annunciate sono quelle di Joe Biden e Xi Jinping, nonostante gli accordi tra Stati Uniti e Cina sul clima, raggiunti poche settimane fa, abbiano contribuito ad uno storico disgelo nei rapporti tra i due Paesi. Al loro posto, i rispettivi inviati speciali per il clima, John Kerry e Xie Zhenhua.

In compenso, c’è grande attesa per altri illustri partecipanti: oltre ai leader di circa 200 Paesi, a Dubai ci saranno anche Papa Francesco e Re Carlo III. Ma anche attivisti e negoziatori, per una platea record di circa 70mila persone. Una flebile speranza soprattutto per il destino delle piccole nazioni insulari, che con la loro vulnerabilità rischiano di pagare più di tutti, con la stessa esistenza, il dazio del cambiamento climatico.