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COP28 sarà organizzata dagli Emirati Arabi Uniti, tra i più grandi produttori di petrolio

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Archiviata la COP27 è già tempo di guardare all’organizzazione della 28esima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Dubai, negli EAU. Può chi ha interessi così forti nel petrolio e nel gas presiedere una COP?

La COP27 è terminata e già si pensa a preparare la prossima Conferenza dell’Onu sul clima, quella che si terrà il prossimo anno a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. E le preoccupazioni sono già altissime.

Perché se la Conferenza appena terminata è stata caratterizzata da un nulla di fatto sul fronte del taglio alle emissioni di carbonio e sulla mitigazione degli effetti della crisi climatica, la COP28 di Dubai potrebbe essere il luogo in cui questi temi verranno affossati definitivamente.

Il motivo è legato al fatto che l’ospite e organizzatore, gli Emirati Arabi Uniti, è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo. Potrà uno stato che ha fortissimi interessi nell’esportazione di combustibili fossili lavorare affinché si ponga fine al loro utilizzo?

COP28, il timore di un ennesimo nulla di fatto

Gli interessi dei fossili sono stati ben rappresentati alla COP27 egiziana dove erano presenti più di 600 lobbisti delle aziende produttrici di petrolio, gas e carbone. Inoltre, la richiesta di alcuni stati e dell’Unione europea di inserire un taglio delle emissioni di carbonio nel documento finale della Conferenza, ha trovato un forte avversario nell’Arabia Saudita (alleata dell’Egitto e grande esportatrice di petrolio e altri combustibili fossili).

Sono molti – tra coloro che hanno partecipato ai colloqui negoziali suo clima – coloro che ritengono che l’amicizia tra i governi di Ryiad e Il Cairo abbia giocato un ruolo importante nell’impedire il perseguimento di obiettivi di taglio delle emissioni tanto osteggiati da chi petrolio, gas e carbone li estrae e li vende a mezzo mondo.

L’anno prossimo non sarà necessaria neanche un’amicizia forte. Perché a organizzare e presiedere i lavori sarà uno del club dei produttori di petrolio. Circa il 13% delle esportazioni degli Emirati Arabi Uniti proviene direttamente da petrolio e gas, che rappresentano circa il 30% del PIL del paese.

“Gli Emirati sono un paese con alcune delle più grandi riserve di petrolio del mondo, con il desiderio di continuare ad espandersi e migliorare la produzione di combustibili fossili”, ha detto al Guardian Matthew Hedges, un esperto di economia politica degli Emirati, che è stato imprigionato e torturato per quasi sei mesi nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, durante la sua ricerca di dottorato. 

“Ci sarà uno sforzo per illustrare il loro impegno nelle energie rinnovabili, in particolare solare e nucleare, ma ci sono domande da porsi su come impegnarsi in azioni così contrastanti”, ha affermato.

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