La COP27 è terminata con un nulla di fatto sul taglio alle emissioni climalteranti. Vittoria dei Paesi del Sud del mondo, invece, per quanto riguarda il capitolo “Loss&Damage”: sarà istituito un fondo per coprire perdite e danni causati dagli eventi meteo estremi. Il servizio video

Alla COP27 di Sharm el-Sheikh un accordo, seppure in ritardo, alla fine è arrivato. All’alba di domenica 20 novembre, due giorni dopo la fine ufficiale della Conferenza, i delegati dei Paesi che hanno aderito alla COP27 hanno firmato il documento finale.

E dunque, questa COP è stata un successo oppure no? Dipende da che parte la si guarda.

COP27, entra il capitolo Loss&Damage (perdite e danni)

Per l’Egitto e i Paesi del Sud del mondo la COP27 è stata un successo. Perché per la prima volta è stato inserito un riferimento al capitolo “Loss&damage”, cioè l’istituzione di un fondo finanziario a cui i Paesi meno sviluppati – e che quindi hanno contribuito di meno alla crisi climatica con le loro emissioni – potranno attingere per coprire i costi delle perdite e dei danni causati dagli eventi climatici estremi. 

Non una vittoria piena, però. Perché se è vero che se ne parlava dal 1992 e che solo oggi è stato messa nero su bianco la nascita di questo fondo, è vero anche che non è chiaro chi e quanto dovrà pagare. A deciderlo sarà un comitato di esperti creato ad hoc che presenterà le proprie conclusioni alla COP28 del prossimo anno a Dubai.

COP27, nulla di fatto sul taglio alle emissioni climalteranti

Se questa COP la si vede dal punto di vista dei Paesi industrializzati (e di chi chiede un taglio delle emissioni) è stata un grande fallimento. Perché Usa, Ue, Regno Unito and Company erano contrari all’istituzione del fondo. Sulla questione si erano aperti verso la fine ma solo in cambio di un impegno sul taglio delle emissioni climalteranti che però non c’è stato.

Nel testo finale, infatti, manca ogni riferimento al cosiddetto phase out – cioè alla cancellazione graduale dei combustibili fossili. E nemmeno si è riusciti a parlare di “riduzione” (phase down) dell’utilizzo di gas e petrolio come si era fatto lo scorso anno a Glasgow con il carbone. Infine, manca anche l’impegno a raggiungere il picco di emissioni entro il 2025.

Insomma, sul fronte della mitigazione la COP27 di Sharm el-Sheikh è stata una débâcle totale.

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