In questi giorni si sta tenendo la COP26 a Glasgow, la 26esima edizione della Conferenza sul Clima voluta dalle Nazioni Unite. Mai come quest’anno è importante capire cosa sia una COP e perché quella di Glasgow è così importante per il futuro dell’umanità.

Dal 1995 a oggi ogni anno (escluso lo scorso causa Covid-19) si è tenuta la Conferenza Mondiale su Clima COP, voluta dalle Nazioni Unite per cercare di raggiungere obiettivi comuni nella lotta al riscaldamento globale. Quest’anno i leader mondiali sono tenuti a fare un punto degli impegni presi nel 2015, durate la COP di Parigi, impegni che vedono la promessa di ridurre le emissioni globali di CO2 entro il 2050. Dopo tanti anni di promesse però è arrivato il momento di fatti concreti: il pianeta non può più aspettare.

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Cos’è la COP26?

La parola “COP” sta per “Conferenza delle parti“. Nella sfera del cambiamento climatico, “le parti” sono i governi che hanno firmato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). La COP riunisce questi governi firmatari una volta all’anno per discutere su come affrontare congiuntamente il cambiamento climatico.

Alle conferenze partecipano leader mondiali, ministri e negoziatori, ma anche rappresentanti della società civile, delle imprese, delle organizzazioni internazionali e dei media.

La COP è ospitata ogni anno da un paese diverso e il primo incontro di questo tipo – “COP1” – si è svolto a Berlino, in Germania, nel 1995.

La COP26 è la 26a COP sui cambiamenti climatici ed è ospitata dal Regno Unito in collaborazione con l’Italia. La COP26 era originariamente prevista per novembre 2020 a Glasgow, nel Regno Unito, ma è stata rinviata di un anno a causa della pandemia di COVID-19.

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Perchè è cosi importante?

La COP26 è un vertice critico per l’azione globale per il clima. Per avere la possibilità di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi, le emissioni globali devono dimezzarsi entro il 2030 e raggiungere lo “zero netto” entro il 2050.

Il rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti scientifici sui cambiamenti climatici (IPCC) del 2021 sottolinea che è ancora possibile raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi, ma solo se si intraprendono ora azioni senza precedenti.

Gli NDC (Nationally determined contributions, gli obiettivi approvati dai paesi firmatari dell’accordo di Parigi) presentati nel 2015 non erano collettivamente abbastanza ambiziosi da limitare il riscaldamento globale a “ben al di sotto” di 2 gradi, per non parlare di 1,5 gradi. Tuttavia, ci si aspetta che i firmatari dell’accordo di Parigi presentino nuovi – e più ambiziosi – NDC ogni cinque anni, noti come “meccanismo a cricchetto“.

La COP26 è il primo test di questa nuovo “piano”. Uno dei principali “parametri di riferimento per il successo” a Glasgow è che il maggior numero possibile di governi presenti nuovi NDC e, quando messi insieme, questi siano abbastanza ambiziosi da mettere il mondo sulla buona strada per ridurre l’aumento  “ben al di sotto” di 2 gradi, preferibilmente 1,5.

 

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L’importanza dell’Accordo di Parigi

La COP21 si tenne a Parigi nel 2015.

Per la prima volta successe qualcosa di epocale: tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. Inoltre i Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi.

Ecco che nasceva l’Accordo di Parigi. L’impegno di puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi è importante perché ogni decimale di grado di riscaldamento causerà la perdita di molte altre vite umane e altri danni ai nostri mezzi di sussistenza.

Nel quadro dell’Accordo di Parigi ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”.

I Paesi concordarono che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato che rifletteva la loro massima ambizione possibile in quel momento.

 

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Quali sono gli obiettivi della Cop26?

Gli obiettivi che i paesi firmatari dell’accordo sono in sostanza questi:

1. Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C

Ad ogni Paese viene chiesto di presentare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di un sistema a zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi, ciascun Paese dovrà:

  • accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone
  • ridurre la deforestazione
  • accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
  • incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

2. Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali

Il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare provocando effetti devastanti anche riducendo le emissioni. Per questo è necessario

  • proteggere e ripristinare gli ecosistemi
  • costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e persino di vite umane

3. Mobilitare i finanziamenti

Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima entro il 2020, da destinare ai paesi in via di sviluppo, i più colpiti dalla crisi climatica.

 

Il team di COP26 del Regno Unito desidera facilitare al massimo la comprensione degli obiettivi da raggiungere attraverso la COP26.

Di seguito alcuni link utili:

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