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Cop26, Johnson: “Accordo storico ma deluso da India e Cina per il no all’abbandono del carbone”

In una conferenza stampa a Downing Street, il premier inglese ha parlato di “inizio della fine del potere del carbone” ma non ha risparmiato qualche stoccata ai colossi cinesi e indiani sulla modifica in extremis sull’addio al carbone. 

L’accordo sul clima di Glasgow rappresenta l’inizio della fine dell’era del carbone. Lo ha detto il primo ministro britannico Boris Johnson nel corso della conferenza sulla Cop26, la Conferenza Onu sul clima conclusasi lo scorso sabato con la firma da parte di 197 di un documento che da molti, però, è stato definito poco coraggioso.

Johnson ha sottolineato che il Patto climatico di Glasgow ha fissato la “road map” per ridurre le emissioni di CO2. “Ora – ha aggiunto – abbiamo gli strumenti per il target di 1,5 gradi”. 

Nonostante l’ottimismo del premier inglese che negli ultimi giorni si era speso personalmente per la buona riuscita dei negoziati, Johnson non ha nascosto una nota dolente.

“A Glasgow – ha detto Boris Johnson – è suonata la campana a morto per il carbone.. anche se la mia soddisfazione per i progressi fatti è macchiata da una delusione”. Il riferimento è alla modifica, all’ultimo momento, richiesta dall’India (e sponsorizzata dalla Cina) sulla questione dello stop all’utilizzo e al finanziamento del carbone: da “eliminazione” del carbone si è passati a “progressiva riduzione”.

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La stessa delusione paventata da Johnson aveva colpito il presidente della Cop26 Alok Sharma che nella dichiarazione finale non era riuscito a trattenere la commozione per la modifica richiesta e ottenuta dall’India.

Presente alla conferenza di Downing Street con Johnson, Sharma ha dichiarato che “Cina e India avranno da spiegare quello che hanno fatto ai paesi del mondo più vulnerabili al cambiamento climatico”. 

 

Ma – ha aggiunto Johnson – è così che funziona la diplomazia. “Noi possiamo fare pressione, possiamo blandire, possiamo incoraggiare – ha detto il premier – ma non possiamo forzare nazioni sovrane a fare ciò che non desiderano”. 

Tanto Johnson quanto Sharma sanno che ora le attenzioni di tutti i Paesi del mondo sono puntate su Sharm el-Sheikh dove il prossimo anno si terrà la 27esima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite.

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Il Glasgow Climate Pact (Patto sul clima di Glasgow) è secondo molti osservatori un percorso verso la Cop27. Nell’accordo si legge che i Paesi dovranno tornare nel 2022 con piani più ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030.

Inoltre si lascia alla Cop27 anche l’onore di decidere sulla questione del finanziamento ai Paesi più poveri che sono anche i più vulnerabili rispetto alle conseguenze dei cambiamenti climatici già in atto.

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