Cop26, la prima bozza dell’accordo raggiunto lascia tutti scontenti e delusi. Molto duri i commenti di Loredana De Petris e di Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde.

Cop26, la prima bozza dell’accordo raggiunto dai leader mondiali a Glasgow lascia tutti scontenti e delusi. Lo confermano i commenti di due importanti esponenti politiche ambientaliste come Loredana De Petris ed Eleonora Evi. La senatrice, capogruppo di Liberi e Uguali, critica i risultati raggiunti in Scozia: “La bozza è deludente, insufficiente e assolutamente non all’altezza della gravità della situazione. L’impegno di ridurre le emissioni di CO2 del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030 è troppo poco ma soprattutto, come al solito, manca qualsiasi impegno vincolante su tutti i fronti, dal taglio delle emissioni al sostegno finanziario ai Paesi più deboli“.

Cop26, Greenpeace: “Inaccettabile la bozza del documento conclusivo”

Siamo dunque ancora una volta alle promesse solenni ma vaghe, agli impegni presi solo a parole. Il combinato tra le lobbies dei fossili e alcuni governi come Cina, India, Russia e Arabia Saudita, sta resistendo strenuamente e usa tutti i potenti mezzi a propria disposizione per frenare la riconversione ecologica, anteponendo i propri interessi alla salvezza della Terra” – spiega Loredana De Petris – “Solo una mobilitazione diffusa e l’avvio di immediate iniziative concrete può battere queste resistenze. Per questo abbiamo organizzato per domani, dalle 17.30 alle 20 sulla pagina Facebook di Verde e Giusta, un confronto tra cittadini, esperti ed esponenti politici. Non c’è più tempo ma senza una spinta drastica dal basso e dalle città non riusciremo a cogliere neppure questa ultima occasione“.

Ancora più duro il commento di Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce nazionale di Europa Verde insieme a Angelo Bonelli. “La bozza della Cop26 è un tragico atto di irresponsabile ipocrisia, carica di condizionali e di una serie di inaccettabili rinvii che non conducono ad alcuna decisione definitiva, neanche quella di individuare una data sullo stop alle fonti fossili, prime responsabili della crisi climatica“, spiega l’eurodeputata. Nel comunicato congiunto di Angelo Bonelli e Eleonora Evi si legge ancora: “Nell’anno in cui gli scienziati dell’Ipcc hanno lanciato un disperato SOS, l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura del Pianeta entro 1,5°C è già saltato. I decisori politici si sono riuniti a Glasgow mentre la crisi climatica colpisce con eventi estremi diversi Paesi, dalla Germania al Canada, dalla Cina all’India, fino all’Italia“.

 

Eleonora Evi poi attacca ancora: “La Cina apre nuove miniere di carbone e la Germania amplia quella di Garzweiler, radendo al suolo due piccoli paesi. A Glasgow abbiamo visto tanta ipocrisia, con Bolsonaro che firma per fermare la deforestazione entro il 2030 ma ha approvato la legge che sfratta gli indigeni per distruggere la foresta amazzonica. Ma anche con la promessa di fornire 100 miliardi di dollari ai Paesi poveri, mai arrivati, mentre le spese per armamenti sono arrivate a 2.000 miliardi di dollari“. L’eurodeputata poi aggiunge: “Se i principali Paesi non convergeranno su impegni seri, non potremo impedire conseguenze catastrofiche e avremo danni climatici ben peggiori di quelli di oggi. Con gli attuali impegnni presi, secondo il Climate Action Tracker, andiamo verso i +2,4°C nel 2100. La lotta alla crisi climatica è diventata una passerella per la politica, mero greenwashing, a partire dall’Italia, dove il Pnrr viene utilizzato perseguendo l’esistente invece di dar vita alla rivoluzione verde con investimenti nella difesa del suolo, nella lotta allo smog e nella conversione ecologica di sistemi produttivi obsoleti”.

Articolo precedenteRoma, il piano di pulizia è un flop. I rifiuti vanno a Mantova
Articolo successivoIspra, in Italia il 2020 è stato il 5° anno più caldo dal 1961 con un +1.54°C