Cop26, arriva un inaspettato accordo tra Cina e Stati Uniti. Anche se le basi sono vaghe e non particolarmente definite, si tratta di un importante segnale dal punto di vista politico e diplomatico.

Alla Cop26 di Glasgow arriva un inaspettato accordo tra Cina e Stati Uniti. Le due superpotenze, principali economie al mondo ma anche principali produttori di emissioni di gas serra, nonostante gli attriti dal punto di vista diplomatico sono arrivate ad una dichiarazione congiunta giudicata positivamente a livello internazionale. Anche se non prevede grandi impegni nella lotta al cambiamento climatico, l’accordo Usa-Cina ha dimostrato la volontà comune di voler collaborare a livello globale e di voler arrivare ad un accordo tra tutti i Paesi coinvolti nella Conferenza dell’Onu sul clima.

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L’accordo ha un’importante valenza politica anche perché le premesse non facevano ben sperare. La Cina non ha firmato l’accordo sulla riduzione progressiva dell’uso del carbone né quello di Usa e Ue sulla riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030. L’assenza di Xi Jinping, tra l’altro, aveva fatto pensare a tutti che la Cina snobbasse l’impegno della Cop26. Nella dichiarazione congiunta, invece, Cina e Stati Uniti affermano di voler lavorare per rafforzare e accelerare l’azione e la cooperazione sul clima, con l’impegno di mantenere l’aumento delle temperature medie globali sotto i 2°C. Tutti obietti ampiamente fissati in passato e su cui non si è entrati nei dettagli, così come resta vago l’impegno della Cina per ridurre le emissioni di metano.

 

Se dal punto di vista ambientale l’accordo tra Stati Uniti e Cina sul clima resta una dichiarazione vaga e sulla carta, dal punto di vista diplomatico rappresenta un segnale positivo e inaspettato. Le due superpotenze sono da anni ai ferri corti su vari temi, dal commercio ai diritti umani, passando per la situazione di Taiwan ed il patto militare in senso anticinese firmato dagli Usa con Regno Unito e Australia. C’è chi crede che la dichiarazione congiunta sia una tregua per il clima e chi, come ad esempio la Reuters, l’ha definita una grande spinta psicologica per tutte le delegazioni presenti a Glasgow.

 

L’accordo, poi, dimostra quantomeno una comunità di intenti tra Stati Uniti e Cina sul clima. Il principale delegato di Pechino alla Cop26, Xie Zhenhua, lo ha spiegato nel suo discorso: “Noi, come gli Stati Uniti, sappiamo che la sfida imposta dal cambiamento climatico è una questione di sopravvivenza“. Xie Zhenhua si è confrontato ancora una volta con John Kerry, inviato speciale per il clima della Casa Bianca: già nel 2014 avevano raggiunto un accordo, molto più importante e significativo, sulla riduzione delle emissioni. Quella firma aveva costituito i presupposti per l’Accordo di Parigi del 2015.

 

La dichiarazione congiunta, a livello politico e diplomatico, potrebbe avere conseguenze di enorme portata. L’avvicinamento delle due superpotenze potrebbe infatti aiutare a esercitare maggiori pressioni sui principali produttori di combustibili fossili, come Australia e Arabia Saudita, che potrebbero opporsi a parte della bozza di accordo globale della Cop26. John Kerry, annunciando l’accordo con la Cina, aveva spiegato: “La nostra dichiarazione congiunta è un passo verso la giusta direzione, un segnale di progresso e una base solida per una cooperazione sul clima tra i nostri Paesi. Il mondo può raggiungere i suoi obiettivi climatici solo se i nostri Paesi vanno nella stessa direzione“.

 

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