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Cop25, gli oceani hanno perso il 2% del loro ossigeno VIDEO

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Uno studio presentato al COP25 di Madrid ha rivelato che gli oceani hanno perso in media il 2% di ossigeno. Il fenomeno, definito deossigenazione metterebbe a rischio la fauna marina e potrebbe causare l’innalzamento dei mari.

Secondo un report presentato ieri al COP25 di Madrid gli oceani del mondo stanno faticando a respirare . Nello studio si legge che i livelli di ossigeno negli oceani sono calati del 2% tra il 1960 e il 2010. Il report è stato prodotto 67 scienziati di 17 paesi diversi ed è stato rilasciato dall’International Union for Conservation of Nature.

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Il calo, definito deossigenazione, è da attribuire ai cambiamenti climatici anche se le attività umane hanno contribuito al problema. Un esempio è il cosiddetto “deflusso dei nutrienti”, che avviene quando troppi nutrienti derivanti dai fertilizzanti delle fattorie finiscono nei flussi d’acqua. “Il declino può sembrare insignificante perché siamo circondati da ossigeno e non pensiamo che piccole perdite di ossigeno possano danneggiarci” ha detto Dan Laffoley, editore del report “ma se proviamo ad andare sul monte Everest senza ossigeno, arriva il punto in cui anche una perdita del 2% diventa significante. L’oceano non è uniformemente composto di ossigeno”. Uno studio sulla rivista Science, ad esempio, ha scoperto che le acque in alcune parti dei tropici hanno perso tra il 40 e il 50% di ossigeno.

“Questo è uno dei nuovi tipi di impatto che dovrebbe aumentare la consapevolezza delle persone” ha detto Kim Cobb, del Georgia Tech “e lo possiamo vedere sulle coste della California, con le morti in massa di pesci come l’esempio più drammatico di questa deossigenazione”.

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“La perdita di ossigeno nell’oceano è abbastanza significante da colpire il ciclo degli elementi come il nitrogeno e il fosforo che sono essenziali per la vita sulla Terra” ha spiegato Laffoley “quello che mi ha sorpreso, è che mentre l’ossigeno diminuiva questi cicli venivano danneggiati. Abbiamo abbassato i livelli di ossigeno a nostro pericolo”.

La deossigenazione è solo uno dei modi con cui gli oceani del mondo sono sotto assedio. Assorbendo diossido di carbonio, gli oceani diventano più acidi e meno basici e in alcune parti dissolvono i gusci degli animali marini come le vongole, i molluschi e i gamberi in quella che viene chiamata “osteoporosi del mare”. Dalla seconda metà del secolo scorso gli oceani hanno assorbito il 93% del calore associato alle emissioni di gas, portando all’imbiancamento in massa della barriera corallina.

Le acque più calde inoltre hanno bisogno di maggior spazio rispetto a quelle fredde. Secondo la NASA questa espansione termale ha portato all’innalzamento di un terzo delle acque.

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Secondo il Dr. Laffoley, se il calore assorbito dagli oceani dal 1955 fosse finito nell’atmosfera, la temperatura sulla Terra sarebbe più alta di 36 gradi Celsius o 65 gradi Fahrenheit. Le temperature sulla terra sono salite di due gradi dalla fine del 19° secolo e gli accordi di Parigi hanno l’obiettivo di limitare gli aumenti al di sotto di due gradi Fahrenheit. Ma le acque trattengono meno ossigeno rispetto all’aria.

E se le temperature dell’oceano aumentassero, le acque calde non sarebbero più in grado di trattenere i gas allo stesso modo delle acque fredde. Le temperature calde colpiscono l’abilità delle acque dell’oceano di mischiarsi, in modo che l’ossigeno assorbito sulla superficie non arriva perfettamente nel profondo dell’oceano. E la disponibilità di ossigeno viene esaurita più rapidamente perché la fauna marina ha bisogno di più ossigeno quando le temperature sono più calde. “L’oceano è il cuore blu del pianeta. Ci vivono la maggior parte delle specie del nostro pianeta ed è il centro del nostro sistema vitale. Dobbiamo prenderci cura di lui perché lui si è preso cura di noi”.

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