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Cop25, l’appello ai leader di Papa Francesco: “Parole lontane da azioni concrete”

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“La crescente consapevolezza di un intervento sul cambiamento climatico è ancora troppo debole”. Con queste parole Papa Francesco si rivolge ai partecipanti della Conferenza sul Clima Cop25 in corso a Madrid fino al 13 dicembre. E intanto anche Greta Thunberg è arrivata a Lisbona dopo 20 giorni di navigazione.

Papa Francesco ha inviato una nota ufficiale a Carolina Schmidt, Ministro dell’Ambiente del Cile e presidente di Cop25, rivolgendosi ai partecipanti della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite in corso a Madrid.

“Gli studi mostrano che gli impegni attuali degli Stati per mitigare il cambiamento climatico sono lontani da quelli necessari a ottenere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. – scrive Papa Francesco –  Dimostrano quanto le parole sono lontane dalle azioni. Dobbiamo chiedere seriamente a noi stessi – se c’è una volontà politica per stanziare con onestà, responsabilità e coraggio più risorse umane, finanziarie e tecnologiche per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, così come aiutare le popolazioni più povere e vulnerabili”.

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“Stiamo affrontando – scrive ancora il Papa – una ‘sfida di civiltà’ a favore del bene comune”. Bergoglio parla anche delle iniziative messe in campo dai giovani: “Mostrano una maggiore sensibilità ai complessi problemi che sorgono da questa emergenza. Non dobbiamo mettere sulle spalle delle nuove generazioni il carico dei problemi di quelle precedenti – conclude -. Dobbiamo dare loro la possibilità di ricordarci come la generazione che ha rinnovato e si è impegnata per preservare e coltivare la nostra casa comune”.

“Possiamo offrire alla prossima generazione motivi concreti per sperare e lavorare per un futuro buono e dignitoso. – conclude Papa Francesco – Spero che questo spirito animerà il lavoro di Cop25, per il quale auguro ogni successo”.

Mentre l’Onu parla di un “punto di non ritorno sempre più vicino” e i dati relativi alle temperature indicano medie sempre più elevate, anche da Greta Thunberg arriva un nuovo appello ai capi di Stato e di governo. Per la giovane ecologista svedese, che ha chiesto nuovamente di intervenire contro i cambiamenti climatici, “la gente sottovaluta la forza dei giovani“, che sono “arrabbiati e delusi” per la situazione.

Partita tre settimane fa da New York, Greta è giunta a Lisbona al termine di una traversata dell’Atlantico in barca a vela, e conta di passare alcuni giorni nella capitale portoghese prima di recarsi a Madrid per la Cop25.

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Intanto a Madrid oltre 26.000 delegati provenienti da tutto il mondo stanno discutendo l’articolo 6 dell’accordo di Parigi, che intende promuovere nuovi approcci per aiutare i governi a contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici attraverso vari meccanismi di mercato.  Questo rappresenta uno degli obiettivi fondamentali della Cop25.

Il rapporto di Germanwatch, Climate Risk Index 2020, diffuso nel corso della conferenza, pone l’accento sul fatto che le condizioni meteorologiche estreme, legate ai cambiamenti climatici, stanno colpendo non solo i Paesi più poveri come Myanmar e Haiti, ma anche alcuni dei Paesi più ricchi del mondo.

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Nel 2018 il Paese più colpito dagli eventi estremi è infatti il Giappone, che l’anno scorso ha dovuto fare i conti con piogge eccezionali, ondate di calore e tifoni. Seguono Filippine, Germania, Madagascar, India, Sri Lanka, Kenya, Ruanda, Canada e Fiji. In termini assoluti, è l’India a essere prima sia per numero di vittime (2.081, davanti alle 1.282 giapponesi e alle 1.246 tedesche), sia per perdite economiche: (37,8 miliardi, cui seguono i 35,8 miliardi del Giappone).

L’Italia, nella classifica annuale, è invece ottava per perdite economiche pro-capite, e ventottesima per morti. Tornando agli ultimi due decenni (1999-2018), la classifica generale degli Stati più’ colpiti dagli eventi estremi non vede alcun Paese ricco tra i primi dieci, che sono Portorico, Myanmar, Haiti, Filippine, Pakistan, Vietnam, Bangladesh, Thailandia, Nepal e Dominica.

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Secondo gli autori del rapporto nonostante gli impatti climatici comincino a causare perdite e danni permanenti in tutto il mondo, non esiste ancora uno specifico strumento finanziario delle Nazioni Unite capace di rimborsare le perdite legate al clima. Finora i paesi industrializzati si sono rifiutati di negoziare tale strumento ma, per la prima volta quest’anno, durante la Cop25, il sostegno finanziario per le perdite e i danni legati al clima è in cima all’ordine del giorno.

Per i paesi più poveri e più vulnerabili, questo vertice sul clima riveste quindi la massima importanza, con una pressante richiesta di accordo o almeno il riconoscimento della necessità di un aiuto concreto verso coloro che più sono vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. 

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