COP24 IN POLONIA, GREENPEACE: “NON CI SONO PIÙ SCUSE, IL PIANETA BRUCIA ED È ORA DI AGIRE”

Cop24.  Al via oggi fino al 14 dicembre a Katowice, in Polonia, la Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.  Un incontro cruciale per aggiornare e rendere più concreti gli impegni assunti da quasi tutti i paesi del mondo nel 2015, nel corso della conferenza di Parigi sul clima.

Il presidente uscente della COP23, il primo ministro delle Fiji Frank Bainimarama, ha passato il testimone al successore polacco Michal Kurtyka, che presiederà questa 24esima conferenza dell’Onu I rappresentanti di circa 200 Paesi, sotto la pressione dell’allarme lanciato dagli scienziati, hanno avviato due settimane di negoziati mirati a ridare nuova linfa all’accordo di Parigi sul clima.  “La minaccia posta all’umanità dai cambiamenti climatici non è mai stata più grave e deve spingere la comunità internazionale a fare molto di più“, Segretario esecutivo della Convenzione quadro Onu sui cambiamenti climatici (UNFCCC), Patricia Espinosa.  Il paese scelto per il summit sul clima è la Polonia,  in Europa il  maggior produttore e consumatore di carbone, e Katowice, la capitale della Slesia , regione con la più alta produzione del minerale più pericoloso dal punto di vista del cambiamento climatico.

Katowice, Polonia

Questa conferenza non vedrà la partecipazione dei leader mondiali: si tratta di un’assise «tecnica» che ha il compito di far fare un altro passo avanti al percorso già definito a Parigi, che dal 2020, come fu stabilito , scatterà per fermare il riscaldamento globale a livelli non disastrosi. In particolare, spiegano gli ambientalisti, da Katowice dovrà uscire il via libera al cosiddetto «Rulebook», ovvero le linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi: limitare al di sotto di due gradi centigradi, e possibilmente entro 1,5 gradi, l’aumento della temperatura media globale.

Greenpeace ricorda l’allarme lanciato dalla comunità scientifica: abbiamo solo dodici anni per salvare il clima del nostro Pianeta. Per questo il Summit di Katowice non può che avere obiettivi ambiziosi.

«Questo è un momento cruciale per tutti noi, un vero e proprio test per l’umanità», dichiara Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «A Katowice i leader di tutti i Paesi del mondo devono sfidarsi a guardarsi in faccia e affermare di essere al fianco di tutti noi. Quelli che non lo faranno saranno condannati dalla Storia e ne dovranno render conto. Alla CoP24, i governi devono agire e impegnarsi, entro il 2020, ad allineare i loro piani nazionali sul clima all’obiettivo di mantenere l’incremento delle temperature entro 1,5°C».

«La scienza del clima ci dà ancora speranze, ma il tempo per le chiacchiere è finito da un pezzo», dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia.  «I cittadini chiedono a gran voce azioni concrete. Ci sono bambini che marciano fuori dalle scuole, attivisti che si mobilitano e sono sempre più frequenti le cause legali che contrappongono singoli o intere comunità ai responsabili delle emissioni di gas serra: dall’industria petrolifera ai responsabili della deforestazione del Pianeta».

Quest’anno, il Summit sul Clima arriva sulla scia di avvertimenti chiarissimi lanciati dal Panel di scienziati dell’ONU sul Clima (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), dall’Organizzazione Meteorologica Internazionale (WMO) e dal Piano Ambientale dell’ONU (UNEP):

– Se l’incremento delle temperature dovesse continuare al ritmo corrente, il riscaldamento climatico dovrebbe superare la soglia di 1,5°C tra il 2030 e il 2052: ciò rende assolutamente urgente il taglio delle emissioni di gas serra;

– I livelli di CO2 hanno raggiunto valori record: la stima è di 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017: un valore che non si registrava in atmosfera negli ultimi 3/5 milioni di anni. Nel 2015 in atmosfera c’erano solo 400,1 ppm;

– Il 2018 sia avvia a essere il quarto anno più caldo di sempre: i venti anni più caldi sono stati tutti registrati negli ultimi 22 anni;

– Il rapporto “UNEP Emission Gap” rivela che i Paesi devono aumentare di cinque volte le riduzioni di emissioni di gas serra per centrare l’obiettivo 1,5°C.

A fronte di queste notizie negative ce ne sono però altre che ci danno speranze:

–  L’Unione europea ha ripreso una forte leadership sul clima e ha proposto un obiettivo “emissioni zero” al 2050. Tuttavia, per restare entro 1,5°C questo obiettivo deve essere anticipato al 2040;

–  I Capi di Stato di 18 Paesi europei, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno firmato un appello che chiede a tutti i Paesi di rivedere i loro piani nazionali sul clima, alla luce delle ultime evidenze scientifiche;

–  Governi regionali, città e aziende forniscono ai leader del Pianeta esempi sempre più forti di piani ambiziosi a difesa del clima. Ad esempio, poche settimane fa Generali Assicurazioni ha notevolmente migliorato la sua policy sul clima distanziandosi dal carbone.

In concomitanza con l’inizio della COP24, la rete Unfriend Coaldi cui fanno parte Greenpeace e Re:Common – lancia il suo ultimo rapporto sul sostegno delle compagnie assicurative al comparto carbonifero. Il rapporto esamina e classifica le 24 maggiori compagnie assicurative mondiali valutando le loro politiche in materia di investimenti, copertura dei rischi e altri aspetti legati all’azione climatica, con un focus sugli investimenti sul carbone. Per realizzare il report, la rete Unfriend Coal si è basata su informazioni disponibili pubblicamente e sulle risposte date dalle stesse società a un questionario.

I dati raccolti sono incoraggianti. Ad oggi, 19 marchi assicurativi, che in totale gestiscono asset per 6 mila miliardi di dollari, hanno disinvestito dal carbone. Nel solo 2018, quattro dei più grandi gruppi assicurativi mondiali – ovvero Generali, Allianz, Axa e Zurich – hanno introdotto nuove restrizioni alla sottoscrizione di assicurazioni di progetti carboniferi.

Generali, che nella precedente edizione del rapporto era risultata essere tra i peggiori marchi europei, migliora notevolmente la propria posizione, grazie alle nuove restrizioni approvate poche settimane fa, a seguito dell’intensa campagna di pressione condotta da Greenpeace e Re:Common.

In materia di underwriting – ovvero la copertura dei rischi di progetti e società a carbone – Generali si distingue per aver adottato una delle policy più restrittive e quindi efficaci del settore, superata solamente da quella della Svizzera SwissRe.  Il limite principale, nel caso del Leone di Trieste, riguarda i clienti esistenti, come la Polacca PGE e la Ceca CEZ, a cui Generali continuerà a fornire il proprio supporto, almeno fino ad inizio 2019, quando la compagnia triestina deciderà se interrompere i propri rapporti commerciali con tali società carbonifere.

Meno positivi i risultati sul lato investimenti, dato che Generali investe ancora nel settore del carbone in paesi come Polonia e Repubblica Ceca, offrendo così risorse finanziare alle società più inquinanti d’Europa.

«In questo scenario anche gli attori finanziari possono fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici, ed hanno il dovere di farlo», dichiara Alessandro Runci di Re:Common.  «Proprio in Polonia ci sono alcuni degli impianti più inquinanti d’Europa, e sono quelli che chiediamo a Generali di abbandonare al più presto.» «I leader riuniti in Polonia sono a chiamati a decidere sul futuro del Pianeta», dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagne Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Gli impatti dei cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti, anche se troppo spesso vengono catalogati come maltempo. L’aumento di frequenza e intensità di alluvioni, siccità, trombe d’aria, ondate di calore e tutti i fenomeni meteorologici estremi, di cui leggiamo ormai sempre più spesso anche in Italia, è la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici. È bene che la politica, le imprese e i cittadini ne prendano coscienza e si impegnino davvero per evitare gli effetti peggiori del clima che cambia».

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CAMBIAMENTI CLIMATICI, LA SFIDA CHIAVE DEL NOSTRO TEMPO. MANIFESTO FIRMATO DA MATTARELLA E ALTRI 16 CAPI DI STATO

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