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Confermata la morte di Pereira e Phillips, gli attivisti sono stati uccisi da un bracconiere e pescatore

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È ormai confermata la notizia della morte dell’attivista Bruno Araújo Pereira e del giornalista inglese Dom Phillips. Ad ucciderli un pescatore illegale

Dopo diverse notizie e smentite è arrivata ormai la conferma definitiva: l’attivista e esperto di culture indigene Bruno Araùjo Pereira e il giornalista inglese Dom Phillips sono morti.

A ucciderli sarebbe stato un pescatore illegale e bracconiere conosciuto come Pelado che ha confessato il duplice omicidio indicando agli inquirenti brasiliani il luogo della sepoltura. Il ritrovamento dei resti dei due uomini scomparsi dallo scorso 6 giugno ha fugato ogni dubbio sulla loro sorte.

I due sarebbero stati uccisi a causa delle loro attività nella zona. Come ha raccontato lo stesso presunto omicida, il movente sarebbe legato alle sue attività di bracconaggio e pesca illegale nella nella regione amazzonica.

L’uomo, infatti, sarebbe stato ripreso, insieme ad altri colleghi, da Pereira e Phillips che stavano fotografando l’azione. Il presunto assassino è stato arrestato e trasportato in carcere. Ora gli inquirenti stanno cercando di stabilire se sia stato lui solo a commettere l’omicidio o se ci fossero dei complici.

Una morte annunciata per i due attivisti

Già nei giorni scorsi si era parlato della morte del giornalista e del ricercatore scomparsi in Amazzonia. Ad essere certo della sorte dei due uomini anche Ricardo Rao, ex funzionario del Funai e amico e collega di Pereira, fuggito dal Brasile per approdare prima in Norvegia e poi nel nostro Paese per salvarsi la vita dopo diverse minacce.

Raggiunto da TeleAmbiente si era detto certo della loro morte. “Bruno è stato un mio collega – aveva detto nella video intervista – abbiamo cominciato insieme alla FUNAI, e lui nel suo lavoro era davvero superiore. Io credo che Philip, il giornalista, sia morto perché era con Bruno. Per me non c’è nessun dubbio che la responsabilità sia di Jair Bolsonaro e di Marcelo Xavier che è il presidente della Fondazione Nazionale degli Indio: loro hanno creato le condizioni per l’uccisione di Bruno Pereira e di Dom Phillips. Il problema è l’attuazione dei crimini organizzati, i cercatori d’oro sono il peggio. Anche Bolsonaro lo è stato, lasciò l’uniforme quando era ufficiale delle forze armate, gli piaceva il guadagno facile e per questo ha intrapreso la vita del cercatore d’oro”.

Greenpeace contro Bolsonaro: non è stato un incidente 

Contro il presidente brasiliano Jair Bolsonaro si è scagliata anche la ong Greenpeace che, ha scritto in un comunicato, “ripudia questo brutale atto di violenza e chiede con urgenza un’indagine approfondita e trasparente su questo crimine”.

“La scomparsa di Bruno e Dom – si legge in una nota della ong – non è un incidente, ma l’ennesimo capitolo dell’agenda anti-ambientale del governo Bolsonaro, che apre la strada ad attività illegali e crimini contro l’ambiente e i diritti umani. Il governo Bolsonaro, infatti, ha visto un drammatico incremento dei conflitti per la terra, dell’estrazione mineraria e della deforestazione illegale. Il Brasile di Bolsonaro è diventato un paese dove il profitto ad ogni costo si trasforma in violenza, pur di non ostacolare queste attività criminali. Quando chi tenta di sostenere un mondo più verde, più giusto e più pacifico deve mettere in gioco la propria vita, non c’è dubbio che la democrazia è a rischio“.

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