CLIMA, CONFERENZA ONU. IRROMPONO GLI AMERICANI A BONN

Bonn. Parte oggi la vera sfida del Wold Conference Cencter di Bonn, con l’apertura dei negoziati sul clima. Ma il vero evento di oggi è l’arrivo degli americani. E non quelli contrari agli accordi di Parigi.

Stati, città, aziende, università e gruppi religiosi americani sono volati a Bonn per ribadire il loro impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici. Sono i rappresentanti di 130 miliardi di cittadini statunitensi, nonché di 6,2 trilioni del Pil USA. Hanno aperto oggi lo US Climate Action Center, enorme padiglione nei pressi del centro conferenze per coinvolgere la società civile.

  • La Conferenza ONU sui cambiamenti climatici COP23 si è aperta già nei giorni scorsi e da oggi vedrà al lavoro la FAO, insieme all’UE e ai delegati dei 195 Paesi partecipanti per il rafforzamento dell’azione globale sul clima. L’obiettivo è quello di dare concretezza all’accordo di Parigi del 2015.

Primo punto della lista è la riduzione dei combustibili fossili. Ed è proprio nei pressi del centro conferenze di Bonn che si trova “Tagebau Hambach”, tra i maggiori centri di estrazione del carbone della Germania, che ha visto nei giorni scorsi circa 100 organizzazioni protestare per la chiusura delle centrali a carbone tedesche.

Sono molte le differenze tra gli obiettivi di Parigi e le azioni effettive degli Stati. Il rischio è che non si riesca più a contenere temperatura terrestre, per cui è previsto un aumento di 2,73 gradi entro la fine del secolo. E’ una “corsa contro il tempo”, ha detto Ángel Gurría, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd).

Le consultazioni a Bonn, presiedute dalle isole Fiji, iniziate oggi, proseguiranno fino al 17 novembre. Ai Paesi partecipanti spetta fare il punto della situazione, in occasione della prossima conferenza in Polonia.

La FAO e i rappresentanti nazionali lavoreranno soprattutto sul legame tra clima, agricoltura e sicurezza alimentare. L’agricoltura resta tra i settori più colpiti dai cambiamenti climatici e allo stesso tempo può fare tanto per la riduzione delle emissioni di CO2, a livelli record nei giorni scorsi.

Il programma prevede per il 10 novembre l’Agricolture Action Day, sui temi di scarsità d’acqua, sprechi alimentari, allevamenti intensivi e gestione del paesaggio. A seguire l’11 novembre con l’Ocean Action Day, con la presentazione delle politiche di blue carbon e le misure di gestione delle risorse costiere. E ancora, gli investimenti per la resilienza climatica, le azioni per l’obiettivo “Fame zero”, agro-ecologia e sicurezza alimentare e molti altri saranno al centro del dibattito fino al termine della conferenza.

Difficile definire gli esiti. Cina, India e altre economie emergenti hanno espresso il rifiuto di accettare imposizioni sull’aumento dei contributi nazionali contro i cambiamenti climatici. Il che fa temere un effetto domino, dopo l’uscita dall’intesa degli USA, che al momento restano fuori insieme alla Siria.

Sulle scelte di Trump intanto si spera in un ripensamento, dopo il report catastrofico approvato dalla Casa Bianca sul clima con previsioni che vedono la temperatura globale raggiungere 3 gradi. L’uscita definitiva degli USA dal trattato non sarà possibile se non prima del 2020.

La Germania, un passo avanti sulla green economy, mostra preoccupazione. L’accordo di Parigi per combattere i cambiamenti climatici è “irreversibile”, ha affermato il il ministro tedesco dell’Ambiente Barbara Hendricks, “Dobbiamo fare di tutto per implementare l’accordo, non ci resta più molto tempo”.

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