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Colombia, le proteste dei giovani contro il Governo: l’Onu condanna le violenze della polizia. Ecco cosa sta accadendo

Continua ormai da nove giorni la protesta popolare in Colombia: i morti sono almeno 32, a cui vanno aggiunte almeno dieci vittime di stupro, come dichiara l’ong locale Temblores. Una brutale violenza della polizia denunciata dall’Onu e dall’Ue.  La proposta è nata per la riforma fiscale presentato dal governo di Iván Duque.

In Colombia regna ormai il caos. Tutto è cominciato il 28 aprile, con le manifestazioni contro una proposta di riforma fiscale presentato dal governo di Iván Duque. E da allora le denunce di violazioni dei diritti umani non si sono più fermate: violenze da parte delle forze di polizia, esecuzioni sommarie e video che mostrano massacri.

L’ong locale Temblores, che si occupa di denunciare gli abusi della polizia, ha registrato tra il 28 aprile e il 5 maggio 1.708 casi di violenza, tra i quali anche 110 volte in cui sono state usate armi da fuoco e 871 persone arrestate senza giustificazione. Mentre la Defensoria del Pueblo della Colombia, agenzia governativa preposta alla difesa dei diritti umani, ha portato a 26 il numero delle vittime registrate nelle manifestazioni in corso in Colombia, per l’ong  i morti sono almeno 32, a cui vanno aggiunte almeno dieci vittime di stupro.

La Defensoria del Pueblo della Colombia, agenzia governativa preposta alla difesa dei diritti umani, ha portato invece a 26 il numero delle vittime registrate nelle manifestazioni in corso in Colombia, di cui undici omicidi consumati nel corso delle manifestazioni, sette le cui dinamiche sono ancora da appurare e sette, comparse nei verbali della polizia, che non sembrano avere un collegamento diretto con i cortei. L’agenzia riferisce anche di 145 denunce di sparizioni, di cui 90 da verificare. 

Se un popolo protesta e scende in piazza nel mezzo di una pandemia, vuol dire che il suo governo è più pericoloso di un virus”, è lo slogan che sintetizza il pensiero di milioni di colombiani in questi giorni.  Bogotà e Cali sono tuttora i nuclei principali delle proteste, a cui il governo ha risposto con una durezza estrema. Una brutalità condannata dall’Onu, dalla Ue e da numerose organizzazioni non governative, che denunciano l’uso spropositato della forza da parte della polizia colombiana.

Critiche sono arrivate da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, ma anche dal Dipartimento di stato degli Usa, che ha rimarcato l’importanza di garantire il diritto a manifestazioni pacifiche

Il presidente Duque ha dato il via a un percorso di “dialogo” con le varie istanze politiche, sociali, culturali ed economiche del paese, per poter “costruire soluzioni per il paese”. 

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Le ragioni della protesta in Colombia

Con una grave crisi economica in corso, in un paese con uno stipendio minimo pari a circa 234 dollari al mese, il presidente Iván Duque Márquez ha lanciato una riforma fiscale con l’obiettivo di raccogliere 6.850 milioni di dollari. Una proposta che prevede l’aumento dei prezzi di servizi di primaria necessità, dell’elettricità e un aumento dell’Iva su prodotti come zucchero, farina e uova.

La situazione stava degenerando almeno dal 2019, quando uno sciopero nazionale contro il governo Duque proseguì per settimane, lasciando per le strade centinaia di feriti e registrando l’uccisione del giovane Dylan Cruz.

Oggi si contesta la mancata attuazione degli Accordi di pace, le ultime scoperte sui “falsos positivos” (vittime di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze dell’ordine durante la presidenza Uribe) e l’annuncio di qualche settimana fa di una spesa di circa 14 miliardi di dollari per comprare 24 aerei da guerra dalla Lockheed Martin. Le immagini.

Negli ultimi tempi circolano nel paese decine di video che denunciano violenze da parte delle forze di polizia, anche con armi da fuoco, contro i cittadini di aree rurali e periferie di grandi città. 

L’Associazione colombiana di medicina d’urgenza e terapia intensiva (Amci) ha chiesto agli organizzatori delle proteste in corso nel Paese di garantire che ossigeno e farmaci continuino a essere distribuiti ininterrottamente, nel contesto della crisi sanitaria legata alla pandemia del nuovo coronavirus. “In varie unità di terapia intensiva del Paese la penuria di ossigeno è imminente e le sue conseguenze possono essere devastanti”, si legge in un comunicato. “Sollecitiamo i promotori del Paro Nacional (sciopero nazionale) a stabilire strategie effettive e verificabili per fare in modo che farmaci vitali e insostituibili vengano distribuiti senza interruzione. La salute e la vita, così come la protesta sociale pacifica, sono diritti inalienabili da proteggere costituzionalmente“.

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