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La sentenza del Consiglio di Stato.

Colombia, il Consiglio di Stato dichiara legale il fracking. Il più alto tribunale amministrativo del Paese ha respinto una causa giudiziaria che mirava ad impedire ogni tipo di progetto nel territorio nazionale. La sentenza potrebbe ora aprire la strada all’esplorazione di giacimenti energetici non convenzionali. La causa chiedeva lo stop al fracking, sostenendo che la pratica rappresenta un rischio per le risorse naturali e per la salute umana, animale e vegetale.

Per la Terza sezione del Consiglio di Stato della Colombia, tuttavia, le norme che regolamentano il fracking sono legittime. Restano quindi validi i decreti e le delibere per lo sviluppo dei giacimenti di petrolio non convenzionali, sospesi dalla fine del 2018 proprio per questa causa. Una sentenza che è una sconfitta non solo per gli ambientalisti, ma anche per il presidente eletto, Gustavo Petro, che è contrario al fracking e aveva promesso che sotto la sua guida non sarebbe mai stato utilizzato questo sistema di sfruttamento degli idrocarburi. Analoga la posizione della sua futura ministra dell’Ambiente, Susana Muhamad, ma la linea ‘green’ del nuovo Governo colombiano non è evidentemente la stessa del più alto tribunale amministrativo del Paese.

Ecopetrol, società energetica statale, sta sviluppando i progetti pilota di fracking insieme al partner statunitense Exxon Mobil. “Abbiamo due contratti firmati e in vigore con l’agenzia per gli idrocarburi e una solida licenza ambientale” – fa sapere l’azienda statale – “Dai progetti e dalla licenza derivano obblighi legali che dobbiamo rispettare“.

Il fracking, nome inglese per fratturazione idraulica, è una delle tecnologie di estrazione del petrolio più controverse al mondo. Si basa sullo sfruttamento della pressione di un fluido (generalmente l’acqua), per creare e propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo. Tramite una perforazione in rocce contenenti idrocarburi, la fratturazione idraulica consente di aumentarne la permeabilità, per recuperare una maggiore quantità di fonti energetiche come petrolio o gas.

Due sono le principali critiche che vengono mosse nei confronti del fracking. La prima riguarda il potenziale rischio sismico indotto, anche se mancano studi scientifici a supporto di questa tesi. In genere, la magnitudo dei terremoti indotti dal fracking è inferiore a 2-2,5. C’è però un potenziale rischio per quanto riguarda la stabilità del terreno se i sedimenti sottoposti a micro-fratturazione idraulica sono particolarmente superficiali. Ben più concreto è invece il rischio di contaminazione ambientale, nelle acque sotterranee come nell’aria, a causa della composizione chimica dei fluidi utilizzati per la fratturazione. I rischi per la salute non vanno sottovalutati: la contaminazione chimica può causare, nei residenti nei pressi dei siti di fracking, alterazioni negli ormoni che possono causare malformazioni alla nascita, infertilità e cancro.

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