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CODACONS, PIGNORAMENTO DA 300 MILA EURO E RISCHIO CHIUSURA. L’APPELLO DEI CONSUMATORI AL GOVERNO

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Codacons. Un pignoramento da 300mila euro con conseguente blocco delle risorse e rischio di chiusura.

È quello subito dal Codacons, storica associazione dei consumatori, da parte dell’Agenzia delle entrate.

A denunciare l’accaduto è lo stesso Codacons, lanciando anche un appello al premier Giuseppe Conte, ai viceministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed al Ministri dell’Economia Giovanni Tria, perché si possano sbloccare le risorse congelate e salvare l’associazione.

Al centro della questione il contributo unificato che il Codacons, in qualità di Onlus – si legge in una nota – sostiene di non essere “tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate“.

“Solo nell’ultimo anno – spiega il presidente Carlo Rienzi – il Codacons ha avviato più di 300 ricorsi nei tribunali di tutta Italia tesi ad affermare i diritti dei cittadini, azioni che ora, a causa del pignoramento dei beni dell’associazione, dovranno essere interrotte. Non solo. Se il ministro Tria non spiegherà in modo chiaro all’Agenzia delle entrate che il contributo unificato non si può applicare alle realtà Onlus, dal prossimo settembre la più importante organizzazione dei consumatori italiana sarà costretta a chiudere progressivamente tutte le proprie sedi fino ad arrivare a portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento”.

A metà giugno, sulla rivista telematica delle entrate “Fisco Oggi”, veniva pubblicata una nota proprio sulla posizione del Codacons in cui si poteva leggere: per le Onlus “qualche esenzione sì ma non dal contributo unificato”, “Non basta la qualifica, il beneficio diventa legittimo solo in base a un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale e dell’oggetto del giudizio”.

La rivista, specificava poi, che “in materia di agevolazioni tributarie le ONLUS non sono esenti dal pagamento del contributo unificato ai sensi del combinato disposto degli art. 10 del DPR n. 115 del 2002 (TU Spese di Giustizia) e 27-bis della tabella B allegata al DPR n. 642 del 1972, atteso che, da un lato, il termine ‘atti’ deve riferirsi esclusivamente a quelli amministrativi e non anche a quelli processuali giusta la necessità di un’interpretazione restrittiva quanto ai benefici fiscali e, dall’altro, che l’esenzione dal contributo suddetto è giustificabile alla luce dell’art. 10 del citato DPR n. 115 solo in base ad un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale, dell’oggetto del giudizio e non in considerazione della qualità del soggetto, anche in ragione di esigenze costituzionali di parità di trattamento e comunitarie di non discriminazione”.

In sintesi, non sarebbe garantita la gratuità degli atti processuali.

Dichiarazioni alle quali il presidente del Codacons risponde dalle pagine di Repubblica.it spiegando che si tratta di “una interpretazione gravissima, perché la causa in Tribunale è la più importante fase di difesa del cittadino, durante la quale si esplica il ruolo sociale delle associazioni come la nostra. Se non avessimo gli strumenti per difendere un consumatore da una grande azienda fino al Tribunale, come potremmo fare il nostro mestiere?”.

Quanto alla norma sopracitata, Rienzi aggiunge: “Le commissioni tributarie di primo grado e in sede regionale hanno valutato il nostro caso spaccandosi: la metà ci ha dato ragione e la metà torto”.

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