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Clima, secondo il WWF il degrado ambientale avrà un impatto economico di 8 mila miliardi

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Secondo il WWF la distruzione ambientale avrà un costo di 368 miliardi di dollari l’anno sull’economia mondiale; entro il 2050 la perdita sarà di 8 mila miliardi.

Le economie di tutto il mondo saranno devastate dalla siccità, dalle inondazioni, dalle erosioni costiere e da un aumento dei prezzi di tutti gli alimenti qualora tutte le nazioni non decidessero di intraprendere azioni coraggiose per affrontare la crisi climatica. Questo degrado ambientale avrò un costo annuale di 368 miliardi di dollari l’anno secondo WWF Global Futures, e la perdita sarà di 8 mila miliardi di dollari entro il 2050.

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Grazie al Global Trade Analysis Project del WWF sono stati messi a confronto i costi associati ai danni dovuti al degrado ambientale in 140 paesi. Secondo le previsioni il Regno Unito sarà tra i più colpiti economicamente, con un danno che potrebbe raggiungere un valore di 16 miliardi l’anno entro il 2050,  La prospettiva della perdita economica per il Regno Unito è ottenuta combinando i fondi annuali destinati alla polizia, ai pompieri, alle prigioni e ai tribunali con i costi legati alla perdita delle coste dovute alle inondazioni e alle erosioni, insieme al declino dell’industria peschiera.

Abbiamo bisogno di una leadership globale e di un azione immediata per cambiare il modo con cui utilizziamo i nostri terreni, investiamo fondi nella restaurazione della natura, riduciamo le emissioni e fermiamo la distruzione delle foreste” ha spiegato Katie White del WWF “c’è bisogno che il Regno Unito porti avanti politiche coraggiose per ridurre le emissioni di carbonio e che i futuri scambi commerciali non comprendano la deforestazione e altre pratiche agricole dannose”.

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Mentre le nazioni più ricche subiranno il danno economico più grande, le nazioni in via di sviluppo dovranno sostenere uno sforzo immenso paragonato alle proprie capacità. La scarsità d’acqua colpirà la produzione agricola, il commercio e il costo degli alimenti in Africa, Asia e Sud America. Lo studio ha calcolato anche i danni derivanti dalla perdita di ecosistemi specifici. Ad esempio, entro il 2050 l’erosione delle coste avrà un impatto di 251 miliardi l’anno mentre la perdita delle foreste, e di conseguenza minor assorbimento delle emissioni, un costo 98 miliardi l’anno. Infine la scarsità d’acqua potrebbe avere un impatto di 14 miliardi sulla produzione agricola. Secondo lo studio aumenteranno anche i prezzi delle materie prime chiave come la legna dell’8%, il cotone del 6%, i semi di girasole del 4% e la frutta e la verdura del 3%.

Tuttavia, con azioni concrete per evitare la perdita degli ambienti naturali, il PIL mondiale salirebbe di 9 miliardi l’anno. “Non possiamo più ignorare l’impatto economico. Le inazioni porteranno ad una crescita economica più lenta, ad una distruzione delle comunità costiere e a prezzi più alti per gli alimenti” ha spiegato il Professor Thomas Hertel, fondatore di Global Trade Analysis Project “per assicurare un futuro positivo dobbiamo ottenere modelli di produzione e di utilizzo del territorio più sostenibili e riformare il sistema economico finanziario per mettere al centro le decisioni sulla natura”.

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Il WWF sta sostenendo misure per invertire la perdita della biodiversità entro il 2030 come la campagna “New Deal for Nature and People”. A gennaio, l’ONU ha lanciato il suo progetto per combattere quello che viene definito “il rapido declino della biodiversità”, facendo appello per azioni che assicurino che almeno il 30% dei terreni e dei mari venga protetto entro il 2030.

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