Territorio

Clima, tre giorni di ‘veglie funebri’ per i ghiacciai che stanno morendo

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Clima. Tre giorni di ‘veglie funebri’ per i “ghiacciai italiani che stanno morendo” ed hanno diritto ad un funerale.

È l’iniziativa organizzata da Legambiente per portare “l’attenzione di cittadini, e non solo, sugli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta”.

La tre giorni, capitata proprio nei momenti di massima attenzione sul Monte Bianco per il pericolo del maxi crollo del Planpincieux.

Ispirati al funerale per il ghiacciaio di Okjokull scomparso in Islanda, i ‘Requiem per un ghiacciaio‘, hanno preso il via oggi, in concomitanza con lo sciopero globale per il clima dei ‘Fridays For Future‘ e termineranno domenica 28 settembre.

“Il cambiamento climatico si tocca con mano – ha spiegato Vanda Bonardo, responsabile nazionel di Legambiente Alpi – non dimentichiamoci che nelle Alpi negli ultimi decenni sono scomparsi circa 200 ghiacciai”.

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“Il ghiacciaio del Lys – ha aggiunto – dove andremo noi, rispetto all’inizio ‘900 si è ridotto di almeno due chilometri. La stessa cosa è capitata un po’ a tutti gli altri grandi ghiacciai, sono in sofferenza”.

Oltre a essere un “simbolo dei cambiamenti climatici” e al loro “valore paesaggistico“, i ghiacciai scomparsi portano “problematiche molto concrete: sono fonti di approvvigionamento idrico – ha ricordato Bonardo – e quindi una volta sciolti del tutto o quasi avremo dei problemi anche rispetto all’uso irriguo, all’uso idroelettrico e all’uso potabile. Per non parlare di questa accelerazione di instabilità di versanti. Sono sempre stati instabili ma adesso i movimenti avvengono a una velocità incredibile”.

Venerdì 27 settembre le ‘veglie funebri’ si terranno sui ghiacciai del Lys (versante valdostano del massiccio del Monte Rosa), del Monviso, in Piemonte, e del Montasio, in Friuli-Venezia Giulia.

Sabato 28 settembre, toccherà ai ghiacciai dello Stelvio (provincia di Bolzano) e della Marmolada (Trento).

Domenica 29 settembre sarà la volta dei ghiacciai del Brenta (Trento) e del Montasio (Friuli-Venezia Giulia).

I cambiamenti climatici ci costeranno 69.000 miliardi di dollari entro il 2100

“Purtroppo – scrive Legambiente –  al recente Climate Action Summit di New York le grandi economie del pianeta hanno ancora una volta rinviato l’impegno a rivedere, entro il 2020, gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 in linea con la soglia critica di 1.5°C”.

L’unico risultato del vertice è stato la costituzione della “Carbon Neutrality Coalition” (alla quale sino ad ora hanno aderito solo 66 paesi, tra cui diversi paesi europei inclusa l’Italia e la stessa Unione), che si impegnano a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050.

Si tratta per Legambiente di un impegno ancora inadeguato per l’Europa, che per contribuire a contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1.5°C deve raggiungere zero emissioni nette entro il 2040 e ridurre di almeno il 65% le sue emissioni al 2030.

Proprio alla luce di queste considerazioni, va rivisto anche lo stesso Piano Nazionale Clima-Energia dell’Italia, perché quello attuale consente una riduzione di appena il 37% entro il 2030, che va aumentato al 65% per raggiungere zero emissioni nette entro il 2040.

 

 

Tabella sulle attività produttive per emissioni di CO2

PRIME 20 ATTIVITÀ’ PRODUTTIVE PER EMISSIONI DI CO2 

IMPIANTO INDUSTRIALE

TON CO2
Centrale Enel Torrevaldaliga Nord Civitavecchia (Rm) 9.750.000
Centrale Enel Federico II Brindisi 6.490.000
Centrale Sarlux Srl Sarroch (Ca) 6.370.000
ILVA S.P.A. Stabilimento di Taranto 6.360.000
Centrale Termoelettrica di Taranto 4.970.000
Impianto termoelettrico di Fusina Venezia 3.680.000
Centrale Fiume Santo Sassari 3.510.000
ENIPOWER S.P.A. – Stabilimento di Brindisi 2.430.000
Raffineria Eni di Sannazzaro 2.260.000
Esso Italiana Raffineria di Augusta 2.040.000
Raffineria di Milazzo S.C.p.A. 2.040.000
Enel Produzione S.P.A. Centrale “Eugenio Montale” La Spezia 2.020.000
Impianto IGCC 1.940.000
Centrale Termoelettrica A2a di Monfalcone (Go) 1.920.000
EniPower stabilimento di Ravenna 1.820.000
Enipower Mantova 1.720.000
Centrale di Livorno Ferraris 1.630.000
Centrale termoelettrica di Torviscosa (Ud) 1.620.000
Stabilimento di Ferrara 1.620.000
Raffineria ISAB Impianti SUD Priolo (Sr) 1.600.000

 

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