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Unicef, la crisi climatica mette a rischio milioni di bambini

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Clima. La crisi climatica è una crisi che riguarda anche i diritti dei bambini:

503 milioni di bambini vivono in zone ad altissimo rischio di inondazioni a causa di eventi meteorologici estremi; 160 milioni di bambini vivono in zone con alti livelli di siccità – ed entro il 2040, 1 bambino su 4 vivrà in zone di estremo stress idrico; 300 milioni di bambini respirano aria tossica – 17 milioni di loro hanno meno di 1 anno di età e 600 mila bambini sotto i cinque anni ogni anno a causa di polmonite e altri problemi respiratori.

A ricordarlo è l’Unicef, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP25.

Le aree in cui vivono questi bambini hanno livelli di PM2.5 che superano di sei volte i limiti internazionali fissati dall’Oms.

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Questo ha un effetto negativo immediato e a lungo termine sulla loro salute, sulle funzioni cerebrali e sullo sviluppo.

A migliorare la salute di milioni di persone, possono contribuire fonti di energia più pulite e rinnovabili, l’accesso a prezzi accessibili ai trasporti pubblici, più spazi verdi nelle aree urbane e una migliore gestione dei rifiuti che impedisca la combustione aperta di sostanze chimiche nocive.

L’aria tossica – causata in gran parte dalle emissioni di carbonio e da altri gas serra – ha gravi conseguenze per i bambini piccoli, contribuendo alla morte di circa 600 mila bambini sotto i cinque anni ogni anno a causa di polmonite e altri problemi respiratori.

Nonostante gli effetti pericolosi, molti luoghi con alti livelli di inquinamento non dispongono di sistemi di monitoraggio a terra per misurare regolarmente il problema.

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Solo il 6 per cento dei bambini africani, ad esempio, vive a meno di 50 chilometri da una stazione di monitoraggio a terra.

Nei Caraibi, a causa di eventi meteorologici estremi, il numero di bambini sfollati è aumentato di sei volte negli ultimi 5 anni: dal 2014 al 2018, 761 mila bambini sono stati sfollati internamente, rispetto ai 175 mila bambini sfollati tra il 2009 e il 2013.

Strategie che limitano lo sfollamento forzato e accorciano i tempi di riabilitazione in modo che le famiglie possano tornare a casa sono fondamentali.

Le catastrofi meteorologiche aumentano il rischio che le bambine abbandonino la scuola e siano costrette a matrimoni, traffici, sfruttamento sessuale e abusi.

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Educare le bambine aumenta la loro consapevolezza della crisi climatica e costruisce la loro capacità di resistenza e la loro capacità di far fronte a questi impatti.

L’Unicef ricorda poi che la crisi climatica minaccia di rallentare i progressi sui diritti dei bambini senza sufficienti investimenti urgenti in soluzioni a beneficio dei bambini più vulnerabili.

“Dagli uragani alla siccità, dalle inondazioni agli incendi, le conseguenze della crisi climatica ci riguardano tutti, colpendo maggiormente i bambini e minacciando la loro salute, istruzione, protezione e sopravvivenza – ha detto Gautam Narasimhan, consigliere senior Unicef per il cambiamento climatico, l’energia e l’ambiente – i bambini sono attori essenziali per rispondere alla crisi climatica. È nostro dovere nei loro confronti mettere tutti i nostri sforzi per trovare soluzioni che sappiamo possono fare la differenza, come ridurre la vulnerabilità ai disastri, migliorare la gestione delle risorse idriche e garantire che lo sviluppo economico non avvenga a scapito della sostenibilità ambientale”.

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