Clima

Clima, cosa aspetta l’Italia a dichiarare lo stato di emergenza?

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Clima. Lo scorso 28 novembre, con una storica presa di posizione, l’aula di Strasburgo ha proclamato l’emergenza climatica ed ambientale in Europa e nel mondo.

È la prima volta che un continente intero chiede a gran voce che l’Unione europea si impegni alla Conferenza delle Nazioni Unite COP25 per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.

Nella risoluzione approvata, l’Europarlamento sollecita la Commissione europea a garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, come chiede l’Accordo di Parigi.

Ma non è tutto, in un’altra risoluzione il Parlamento ha esortato l’Ue a presentare alla Conferenza delle Nazioni Unite una strategia per raggiungere la neutralità carbonica (una situazione di equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio) al più tardi entro il 2050.

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I deputati hanno chiesto inoltre alla nuova presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen di includere nel Green Deal europeo un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Lo scorso 26 settembre, grazie alle firme raccolte da Alfonso Pecoraro Scanio con una petizione su Change.Org, anche l’Assemblea Capitolina, come diverse città italiane, ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale.

La domanda allora sorge spontanea: cosa aspetta il governo nazionale a dichiarare lo stato di emergenza?

Nei cassetti del Parlamento italiano, c’è una mozione, presentata in origine da Rossella Muroni a maggio e oggi integrata e firmata da tutta la maggioranza (Andrea Orlando – Pd, Ilaria Fontana – M5S e Silvia Fregolent – IV, Pier Luigi Bersani – Leu), che impegna il Governo ad adottare iniziative, anche normative, per riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese.

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Il testo, impegna inoltre il governo ad operare, in raccordo con il Parlamento, per consentire in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell’economia; ad accelerare la realizzazione degli interventi di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, in particolare sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico; a promuovere l’inserimento del principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione.

La mozione, mira anche a rafforzare le misure contenute nel Pniec, a procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l’efficientamento energetico, e ad accompagnare la transizione verso un modello di economia circolare basato su un uso efficiente delle risorse naturali.

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Ma soprattutto a “pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi” attraverso un percorso di transizione che contempli ipotesi alternative e compensative con carattere di sostenibilità, “anche con l’eventualità di introdurre l’obbligo di valutazione ambientale preventiva dei sussidi, con l’obiettivo di salvaguardare, innovare e rafforzare le attività produttive collegate, a cominciare dall’agricoltura”, di elaborare politiche di trasporto, edilizia, modelli produttivi, sostenere a livello europeo la proposta di arrivare alla «carbon neutrality» entro il 2050 e così via.

 

 

 

 

 

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