Clima, un’estate sempre più da incubo per gli Stati Uniti. Per la prima volta nella storia, a causa della siccità, il governo federale ha dichiarato la carenza idrica, mentre la California continua a bruciare senza sosta.

Clima, un’estate sempre più da incubo per gli Stati Uniti. La siccità, sempre più diffusa, ha indotto il governo federale a decretare la carenza idrica. La situazione è particolarmente drammatica nell’Ovest degli Usa, dove il fiume Colorado, uno dei maggiori corsi d’acqua del Paese, ha visto ridursi notevolmente la propria portata e in alcune zone è completamente prosciugato.

 

Proprio grazie al fiume Colorado, negli anni ’30 del secolo scorso fu realizzata la diga di Hoover, che permise la creazione del lago artificiale più grande degli Stati Uniti, nel Nevada. Il lago Mead, bacino idrico artificiale per agricoltori e residenti di Arizona, California e Nevada, è parzialmente prosciugato e in queste zone, dalla prossima settimana, scatterà una nuova riduzione dell’approvvigionamento idrico. Difficilmente quantificabili, al momento, gli inevitabili danni alle coltivazioni.

 

Il livello del lago Mead ha già raggiunto il suo minimo storico, ma secondo le previsioni delle agenzie statali, potrebbe ridursi ancora del 34% entro la fine di quest’anno. Lungo la West Coast la siccità non è un fenomeno inedito, ma negli ultimi anni si sta ripetendo ad una frequenza sempre maggiore e sempre più inquietante.

 

Ancora più drammatica la situazione della California. Resta ancora fuori controllo il Dixie Fire, l’incendio più grande della storia di questo Stato. Originatosi il 13 luglio, questo incendio si è fuso con un altro più piccolo (il Fly Fire), assumendo un’estensione mai vista prima. Il 6 agosto scorso, il Dixie Fire ha raso al suolo la cittadina di Greenville, distruggendo oltre 1.100 edifici.

 

Se non ci sono state vittime umane a causa dell’incendio, il merito è solo della tempestività con cui sono scattati i piani di evacuazione dei residenti. Nei luoghi in cui il Dixie Fire si è espanso, gli scenari sono inquietanti e spettrali. È ancora presto per poter provare a calcolare la perdita, in termini di biodiversità, causata dal gigantesco rogo.

 

Nelle ultime ore, poi, preoccupa l’azione dei venti. Si teme che possano rinforzare ulteriormente l’incendio, ancora lontano dall’essere controllato. Non è escluso che si possa interrompere le reti elettriche, proprio per evitare ulteriori danni.

 

C’è poi un altro allarme da non sottovalutare: quello della CO2 rilasciata nell’atmosfera dall’incendio. Un effetto collaterale che potrebbe rendere ancora più drammatica la crisi climatica.

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