Clima, i giovani non si fermano. Prossimo sciopero globale per il 24 maggio

Clima.  Dopo il successo del 15 marzo, gli studenti di Fridays for future stanno organizzando un altro sciopero mondiale per il futuro che si terrà il 24 maggio.  Nonostante le affollatissime proteste dei giovani in tutta Europa, il tema del riscaldamento climatico in agenda del Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell’Ue del 22 marzo è passato in secondo piano.

“Oggi non è la fine, ma soltanto l’inizio”, hanno assicurato i ragazzi e le ragazze del movimento Fridays For Future durante la manifestazione del 15 marzo. Hanno mantenuto la promessa  e il 24 maggio si terrà un altro sciopero globale per il clima.

SCIOPERO GLOBALE PER IL CLIMA – 24 maggio 2019

Clima, sciopero globale in tutte le piazze italiane. Roma, Milano, Bologna, Bari. VIDEO

Greta Thunberg , la giovane attivista svedese che ha dato vita alla mobilitazione, è la dimostrazione che “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza”. E in tantissimi nel mondo hanno deciso di unirsi a lei.

Chi è Greta Thunberg? La storia della giovane attivista svedese

Oltre 23mila scienziati tedeschi, austriaci e svizzeri  hanno deciso di appoggiare il movimento studentesco: “Molti giovani hanno cominciato a chiedere la salvaguardia del clima e delle risorse naturali. Sulla base delle nostre conoscenze, affermiamo che queste preoccupazioni sono giustificate e supportate dalla ricerca scientifica. Le misure attualmente applicate per la tutela del clima, della biodiversità, delle foreste, del mare e del suolo sono lontane dall’essere sufficienti”.

Lettera aperta degli scienziati del clima agli studenti che scioperano per l’ambiente 

Cari studenti che state scioperando per il clima,  noi scienziati e studiosi dei cambiamenti climatici e dell’ambiente vi offriamo tutto il nostro sostegno. Ci unisce il desiderio di studiare la realtà, e una delle realtà che oggi purtroppo emerge è la difficoltà per gli esseri umani a rimettersi in discussione: così si spiegano gli attacchi contro di voi e le accuse ingiuste, come quella di avere sporcato una piazza che avete lasciato pulitissima o di essere pupazzi nelle mani di adulti che vi userebbero – sono accuse che servono, a chi le inventa, ad evitare di prendere coscienza della crisi climatica in cui ci troviamo.

E’ un riflesso fin troppo umano, a nessuno fa piacere sapere che il nostro pianeta rischia di diventare inospitale, con un drammatico calo delle risorse a nostra disposizione. Ma non è moralmente accettabile che si neghi pubblicamente il dato scientifico, come ci è capitato di leggere in questi giorni. Possiamo affermare con certezza che se leggete di qualcuno che nega che i cambiamenti climatici dipendano dall’uomo, oppure che nega siano un grave pericolo, non sta parlando della realtà, ma della difficoltà ad accettarla. E il vostro, il nostro compito è di aiutare a diffondere questa importante consapevolezza. Perché sul clima non esistono nemici, solo interlocutori da persuadere alla realtà.

Vi chiediamo allora di tentare assieme di persuadere la classe politica, di andare insieme ad incontrarla. Prima delle elezioni del 2018 ci siamo uniti in un comitato, «La Scienza al Voto», per convincere tutte le forze politiche a fare del contesto ambientale in pericolo il centro di ogni altra politica – e abbiamo proposto un accordo di legislatura trasversale, ritenendo che molte azioni siano importanti ed urgenti qualunque sia l’appartenenza a partiti o movimenti: abbiamo in effetti incontrato alcune disponibilità, ma manca ancora una consapevolezza diffusa e di conseguenza un’azione adeguata. 

I politici non ci devono temere: la politica è l’arte di organizzare la vita sociale, e ai politici spetta il grandioso, storico compito di organizzare la transizione ecologica.  A noi spetta di ricordare loro che ci sono però due elementi basilari da rispettare, cui peraltro l’Italia si è già obbligata aderendo all’Accordo di Parigi: 

 

  • una riduzione delle nostre emissioni molto maggiore di quella ad oggi prevista, indispensabile per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C rispetto all’era preindustriale, e dunque le catastrofi più gravi (e naturalmente un indispensabile adattamento ai cambiamenti non più evitabili);  
  • un impegno sostanziale verso i paesi più poveri, secondo il principio della giustizia climatica, poiché essi sono i meno responsabili e i più colpiti dalla manomissione del clima, e devono essere aiutati a svilupparsi rinunciando all’uso dei combustibili fossili, che a noi occidentali è invece stato permesso.

 

I politici potranno naturalmente essere stimolati da un’opinione pubblica consapevole della crisi climatica e delle sue soluzioni, e potranno a loro volta stimolare i cittadini a raggiungere questa consapevolezza – sostenuti da coloro che formano le coscienze e il pensiero collettivo, gli insegnanti e i giornalisti, cui spetta uno speciale dovere di raggiungere una consapevolezza in materia di manomissione del clima e di possibili soluzioni alla crisi.

Cari studenti, la strada di fronte a noi è difficile, ma chiara. Vogliamo, se lo ritenete opportuno, percorrerla insieme? 

Comitato “la Scienza al voto”

Antonello Pasini, fisico e climatologo, CNR (Coordinatore) 

Carlo Barbante, chimico e climatologo, CNR e Università Ca’ Foscari, Venezia 

Leonardo Becchetti, economista, Università di Tor Vergata, Roma 

Alessandra Bonoli, ingegnere della transizione, Università di Bologna 

Carlo Cacciamani, fisico e meteorologo, Protezione Civile 

Stefano Caserini, ingegnere ambientale, Politecnico di Milano 

Claudio Cassardo, meteorologo e climatologo, Università di Torino 

Sergio Castellari, fisico e meteorologo, INGV 

Andrea Filpa, urbanista, Università di Roma Tre 

Francesco Forastiere, epidemiologo, CNR 

Fausto Guzzetti, geologo, CNR 

Vittorio Marletto, fisico e agrometeorologo, ARPAE Emilia-Romagna e AIAM 

Cinzia Perrino, biologa ed esperta di qualità dell’aria, CNR 

Nicola Pirrone, ingegnere ed esperto di cambiamenti globali e inquinamento atmosferico, CNR 

Mario Motta, ingegnere dell’energia, Politecnico di Milano 

Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale, Università dell’Insubria 

Federico Spanna, agrometeorologo, Regione Piemonte e AIAM 

Stefano Tibaldi, fisico e meteorologo, CMCC 

Francesca Ventura, fisico e agrometeorologo, Università di Bologna e AIAM 

 

Pianeta, saranno gli adolescenti a salvarci

Nonostante le  proteste dei giovani in tutta Europa, il tema del riscaldamento climatico in agenda del Consiglio dei Capi di Stato e di governo dell’Ue del 22 marzo è passato in secondo piano rispetto alla Brexit e ai rapporti con la Cina.

I leader dell’Ue dovevano fissare gli orientamenti per la lotta ai cambiamenti climatici e le priorità politiche per consentire all’Unione europea di presentare, entro il 2020, una strategia a lungo termine in linea con l’Accordo di Parigi. Ma questo è l’unico risultato a oggi indicato nel comunicato finale: “Il Consiglio europeo: ribadisce il proprio impegno a favore dell’accordo di Parigi e riconosce la necessità di intensificare gli sforzi globali tesi a far fronte ai cambiamenti climatici alla luce dei dati scientifici più recenti, segnatamente la relazione speciale dell’Ipcc sugli impatti di un riscaldamento globale di 1,5 ºC al di sopra dei livelli preindustriali; sottolinea l’importanza della presentazione da parte dell’Ue, entro il 2020, di una strategia ambiziosa a lungo termine che miri alla neutralità climatica in linea con l’accordo di Parigi, tenendo conto nel contempo delle specificità degli Stati membri e della competitività dell’industria europea; chiede la tempestiva messa a punto delle strategie nazionali a lungo termine; – riconosce che l’attuazione dell’obiettivo dell’accordo di Parigi offre opportunità e un potenziale significativi di crescita economica, nuovi posti di lavoro e sviluppo tecnologico, nonché di rafforzamento della competitività europea, che vanno sfruttati garantendo nel contempo una transizione giusta e socialmente equilibrata per tutti; invita il Consiglio a intensificare i lavori relativi a una strategia climatica a lungo termine in vista di un’ulteriore discussione in sede di Consiglio europeo del giugno 2019”.

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Tutto rimandato a dopo le elezioni europee, non tenendo assolutamente conto dell’appello a muoversi urgentemente . Greenpeace EU ricorda che «L’anno scorso i più importanti scienziati del clima del mondo hanno avvertito che la violazione della soglia di 1,5° C avrebbe conseguenze disastrose per le persone e la natura. Per aumentare le possibilità di mantenere il riscaldamento globale a 1,5° C, l’Ue dovrebbe raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2040».

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Un’altra grande manifestazione si è tenuta a Roma sabato 23 marzo, una marcia per il clima e contro le grandi opere inutili.

 

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