Territorio

Clima, scienziati dal tutto il mondo: “La Terra non può sfamare l’umanità”

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L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite svela come il nostro ecosistema non sia mai stato così in pericolo: la terra rischia di non poter più sostenere l’umanità.

L’emergenza climatica sta riducendo la capacità della terra di nutrire l’umanità, con rischi a catena che diventeranno sempre più gravi con l’innalzarsi delle temperature, secondo l’ultimo documento delle Nazioni Unite, compilato dall’ IPCC,l’ Intergovernmental Panel on Climate Change.

L’IPCC è un organo delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, nato nel 1988, per determinare lo stato e le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Per ogni documento, l’ IPCC assembla centinaia di scienziati da tutto il mondo, in modo da avere una visione globale sul problema. L’ente pubblica un “documento di valutazione” ogni 5-7 anni, con il prossimo previsto nel 2022, intervallati da rapporti speciali su documenti specifici.L’ IPCC ha più di 190 stati membri, e i loro documenti sono redatti e revisionati in vari momenti e in diversi uffici, per garantirne la precisione e l’imparzialità.

I “Principi che Governano il lavoro dell’ IPCC” sono i seguenti:

  • Il rischio del cambiamento climatico causato dagli esseri umani
  • L’impatto potenziale sul pianeta
  • Le opzioni possibili per prevenire o risolvere il problema

Nell’Ottobre del 2018 l’ente ha pubblicato un reportage speciale per avvertire i governi mondiali che abbiamo solo 12 anni per risolvere o ridurre l’emergenza climatica.

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Il riscaldamento globale sta aumentando le inondazioni, l’erosione del terreno e gli incendi, diminuendo al tempo stesso i raccolti dei campi nella fascia tropicale, come scritto nel documento.

Un ulteriore aumento della temperatura porterà a condizioni climatiche senza precedenti alle latitudini più basse, con l’aumento potenziale di fame, migrazioni e conflitti,mentre al nord rischia di radere al suolo le grandi foreste, come sta succedendo in questi giorni in Russia.

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Il report,  firmato e approvato dai governi mondiali, chiarisce che l’umanità sta per affrontare una scelta tra un circolo vizioso e uno virtuoso.

La continua distruzione di foreste e le enormi emissioni causate dal bestiame e da altri tipi di allevamenti intensivi peggioreranno la crisi climatica, causando quindi un impatto negativo ancora maggiore sul terreno.

Invece, se si riuscisse ad agire in fretta, permettendo al terreno e alle foreste di rigenerarsi e riducendo il consumo di carne e lo scarto di cibo, si potrebbe contrastare in maniera reale e efficace l’emergenza climatica.

Queste azioni naturalmente migliorerebbero anche la salute degli esseri umani, ridurrebbero la povertà e fermerebbero la strage di fauna selvatica in tutto il mondo, sempre secondo il rapporto dell’ IPCC

Altro punto fondamentale secondo il documento è la cessazione immediata dell’uso di carburante fossile, per evitare “perdite irreversibili nelle zone dell’ecosistema necessarie per il sostentamento umano”.

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Siamo all’interno di una tempesta perfetta“, spiega Dave Reay, un professore dell’Università di Edimburgo che agisce anche da revisore per i rapporti dell’ IPCC. “Territori limitati, la popolazione umana in continua crescita, e tutto legato insieme dalla soffocante pellicola dell’emergenza climatica. La Terra non è mai stata così in pericolo, il suo ecosistema non è mai stato sotto una minaccia così grande.”

Piers Foster, un professore dell’Università di Leeds, spiega: “Questo rapporto mostra in modo inequivocabile che dobbiamo cambiare il modo in cui sfruttiamo la terra,per fermare l’aumento delle temperature sotto 1,5C. In parole povere, abbiamo bisogno di meno pascoli e più alberi.

Il Professor Jim Skea, dell’ IPCC, chiarisce che la terra stava già soffrendo, e l’emergenza climatica ha reso il tutto ancora più difficile. Quasi 3/4 di tutta le terra libera dai ghiacci è in qualche modo influenzata dall’attività umana.

L’uso scellerato del territorio è anche la causa di quasi un quarto dell’emissioni di CO2 del pianeta -con la distruzione delle foreste, pascoli giganteschi e l’uso spropositato di pesticidi come fattori chiave.

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Le richieste dell’ IPCC ai governi e alle grandi aziende comprendono la fine della deforestazione, consentendo così la ricrescita di nuove foreste e la riforma del sistema agricolo, passando dalle gigantesche coltivazioni a un sistema di piccoli agricoltori,

Molte delle soluzioni proposte però necessiteranno di decine di anni prima di avere un impatto visibile, spiega l’ IPCC.

Caterina Brandmayr, dell’ente Green Alliance, ha dichiarato: “La parola chiave del rapporto dell’ IPCC è urgenza: dobbiamo agire al più presto, piantando nuove foreste, restaurando il nostro ecosistema e si, dobbiamo mangiare meno carne.”

David Viner, un professore dell’Università di East Anglia e senior member dell’ IPCC, conclude: “La terra è una risorsa vitale,e dobbiamo prendercene cura se vogliamo avere ancora un futuro.

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