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Clima, l’Onu: “Umanità a rischio col riscaldamento globale”. La bozza del report Ipcc

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Clima, l’allerta dell’Onu: “Il riscaldamento globale mette l’umanità a rischio”. L’allarme arriva dopo la pubblicazione della bozza di un nuovo report dell’Ipcc.

Il riscaldamento globale mette a rischio l’esistenza dell’umanità. È l’allarme lanciato dall’Onu, che ipotizza gli effetti di uno scenario oltre i limiti della soglia fissata dall’Accordo di Parigi sul clima. Se l’obiettivo del contenimento entro i +1,5°C non sarà raggiunto, e se si raggiungesse invece un aumento di 2°C, circa 420 milioni di persone in più sulla Terra dovranno affrontare ondate di caldo estremo e altri 80 milioni di persone in più sarebbero minacciate dalla fame. “Il riscaldamento globale può avere impatti irreversibili sui sistemi umani“, l’allarme dell’Onu dopo la pubblicazione della bozza del nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc).

Nel report dell’Ipcc vengono illustrate tutte le possibili conseguenze drammatiche del cambiamento climatico: carenza d’acqua, siccità, malnutrizione, estinzione delle specie, aumento di malattie infettive, innalzamento del livello del mare e nuove migrazioni. Tutti questi fenomeni potrebbero verificarsi anche prima del 2050. Anche se si dovessero ridurre in modo considerevole le emissioni di gas serra, il riscaldamento globale e le sue conseguenze continueranno ad accelerare. “La vita sulla Terra può riprendersi dai grandi cambiamenti climatici evolvendosi in nuove specie e creando nuovi ecosistemi, ma l’umanità non può“, si legge nel rapporto. Che al momento è in fase di bozza e dovrà essere approvato per consenso dai 195 Stati membri dell’Onu, prima della pubblicazione, prevista per il febbraio del prossimo anno.

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Il rapporto di valutazione completo da 4.000 pagine, molto più allarmistico del precedente del 2014, mira a indirizzare le prossime decisioni politiche. Per gli scienziati, però, attendere il prossimo febbraio per la pubblicazione del rapporto potrebbe far perdere tempo prezioso. Senza contare che, nel mezzo, ci saranno vertici importanti sul clima come la Cop26. “Il peggio deve ancora arrivare e riguarderà più la vita dei nostri figli e nipoti che le nostre. Ci saranno danni economici enormi e con un aumento delle temperature di 1.5°C ci saranno conseguenze letali per tanti organismi, come le barriere coralline” – l’allarme dell’Ipcc – “Gli individui, come le comunità, le imprese, le istituzioni e i governi devono tutti ridefinire il nostro modo di vivere e di consumare“.

L’impatto ambientale ed economico del cambiamento climatico ha già fatto sentire i suoi effetti, anche in Italia. Solo nel nostro Paese, ad esempio, gli eventi estremi come alluvioni e siccità sono costati al settore agricolo, negli ultimi dieci anni, oltre 14 miliardi di euro. Nel resto del mondo, però, gli scenari tutt’altro che irrealistici delineati dall’Ipcc sono catastrofici: lo scioglimento dei ghiacciai ai Poli potrebbe far innalzare il livello dei mari di almeno 13 metri; la siccità e le temperature estreme potranno scatenare incendi sempre più su larga scala e anche in aree del mondo dove prima non si sono mai registrati; i cicloni saranno sempre più frequenti e violenti; le specie invasive causeranno problemi alle altre specie e ai loro habitat; le malattie infettive si diffonderanno più facilmente.

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L’Ipcc fornisce anche possibili soluzioni ad un problema così drammatico: conservazione e recupero dei cosiddetti ‘ecosistemi blue carbon’; diete basate più sul consumo vegetale che di carne; riduzione delle emissioni a livello globale. Tutto questo, sottolinea l’agenzia Onu, dipenderà non tanto dai singoli individui, ma soprattutto da come si agirà come sistema.

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