Clima

Clima, non solo Greta: 12 donne fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici

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L’Onu ha istituito l’International Day of Women and Girls in Science per celebrare il contributo delle donne nella lotta ai cambiamenti climatici. Ecco 12 dei volti più importanti di questa lotta.

L’11 febbraio 2020 si è celebrato il quinto anniversario dell’International Day of Women and Girls in Science promosso dalle Nazioni Unite. Greta Thunberg ultimamente è diventata il volto internazionale dell’attivismo ambientale ma sono moltissime le donne ad aver ottenuto risultati fondamentali nelle scienze e nelle politiche climatiche.

In onore di questa giornata, ecco 12 donne provenienti da tutto il mondo che hanno dedicato la loro vita e carriera a combattere i cambiamenti climatici:

  • Inez Fung: nata a Honk Kong, ha ottenuto il dottorato in meteorologia al MIT nel 1977. Da allora ha lavorato come professoressa di scienze atmosferiche all’Università di Berkeley ed è la coautrice di alcuni report più importanti sui cambiamenti climatici tra cui il Third e il Fourth Assessment report pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

  • Rhiana Gunn Wright: cresciuta a Chicago, dove l’inquinamento è la causa di un alto tasso di asma, Rhiana ha sempre visto un legame tra la giustizia sociale e le politiche ambientali. Dopo aver frequentato l’Università di Oxford, si è unita al gruppo New Consensus, ed è stata una delle creatrici del Green New Deal. La rivista TIME Magazine l’ha riconosciuta in passato come uno dei volti più importanti della lotta al cambiamento climatico.

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  • Maria Carmen Lemos: con un dottorato di ricerca al MIT, Maria Carmen Lemos studia e si batte per le politiche ambientali in America Latina e negli Stati Uniti. E’ stata l’autrice di uno dei reports dell’IPCC sui cambiamenti climatici e ha fondato l’Initiative on Climate Adaptation Research and Understanding trough the Social Sciencesfounded, un progetto che coinvolge gli studenti nelle scienze sociali e i cambiamenti climatici.

 

  • Wangari Maathai: prima della sua morte nel 2011 era una delle scienziate e attiviste ambientali più importanti dell’ Africa. Dopo un dottorato di ricerca all’Università di Nairobi ha fondato The Grennbelt Movement, un’organizzazione che si occupa di piantare alberi e rafforzare il ruolo delle donne. E’ stata la prima donna africana a ricevere il premio Nobel per la pace nel 2004.

  • Esperanza Gomez: dopo essersi laureata alla Columbia University con una tesi sulla sostenibilità, ha fondato tre organizzazioni che si occupano della sostenibilità tra cui Phillipine Youth Climate. Ha svolto consulenze all’ONU, all’UNESCO e al Senato filippino sullo sviluppo sostenibile. Ad oggi gestisce Academic Housing Rentals, un’impresa nella Bay Arena in California.

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  • Opha Pauline Dube: nata in Botswana, ha ottenuto un dottorato in scienze geografiche nell’Università del Queensland. Come vicepresidentessa del Government National Climate Change Committee, Dube ha promosso azioni contro i cambiamenti climatici durante lo sviluppo del Botswana. Ha lavorato al report dell’IPCC sul riscaldamento globale ed ha fatto parte del team di ricerca che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2007.

  • Kotchakorn Voraakhom: architetto paesaggista laureata alla School of Desing di Harvard, conosciuta per il suo lavoro sull’eguaglianza sociale e per aver migliorato la resilienza di Bangkok ai cambiamenti climatici. Essendo a solo 1.5 metri sopra il livello del mare, Bangkok è suscettibile alle inondazioni e Voraakhom ha disegnato dei parchi che catturano le perdite e trasportano l’acqua in eccesso verso paludi artificiali.

  • Autumn Peltier: l’attivista indigena canadese ha iniziato la sua battaglia per l’acqua potabile ad 8 anni. A 15 anni Peltier ha parlato alle Nazioni Unite due volte sull’importanza dell’acqua pulita e di un’azione climatica. Attualmente è a capo della commissione dell’acqua della Anishinabek Nation, un gruppo che rappresenta le minoranze indigene in Canada.

  • Lidia Brito: dopo aver ottenuto il dottorato in scienze forestali alla Colorado State University è tornata nella sua patria in Mozambique per servire come ministro dell’educazione, della scienza e della tecnologia. E’ conosciuta internazionalmente per la sua esperienza nello sviluppo sostenibile dell’Africa e per i suoi lavori con l’ONU e l’UNESCO sulla sostenibilità delle foreste.

  • Sunita Narain: ambientalista indiana che lotta per lo sviluppo sostenibile, è stata nominata nel 2016 tra le 100 persone più influenti della rivista TIME. E’ la direttrice del Centre for Science and Environment in India e della Society for Environmental Communications.

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  • Miranda Wang:  a soli 25 anni, Wang è CEO e fondatrice della startup BioCellection, dove grazie alle sue lauree in biologia molecolare e ingegneria trasforma la plastica non riciclabile in prodotti riutilizzabili o biodegradabili. Nel 2018 Wang ha ricevuto il premio United Nations Young Champion of the Earth.

  • Christiana Figueres: diplomatica della Costa Rica, conosciuta per il suo ruolo di segretario esecutivo dello United Nations Framework Convention sui cambiamenti climatici e per aver lavorato agli accordi di Parigi del 2015. Figueres ha fondato il Center for Sustainable Development in America, che consente ai paesi latinoamericani di adottare politiche ambientali.
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