Il cambiamento climatico influisce sempre di più sul ciclo biologico degli animali. I ricci, in particolare, possono avvertirci sui rischi innescati dalla crisi del clima.

Il cambiamento climatico, causato dall’uomo, ha ripercussioni sempre più pesanti in natura. Il ciclo biologico degli animali non fa eccezione. I ricci, in particolare, possono essere una vera e propria sentinella della natura, come spiega Massimo Vacchetta, veterinario, fondatore e gestore del Centro Recupero Ricci La Ninna a Novello (Cuneo). A La Voce di Alba, Massimo Vacchetta ha spiegato: “Stiamo già vivendo anni difficili, con siccità e temperature fuori stagione. Ormai non viviamo più periodi anomali, se non si interverrà seriamente dovremo abituarci a un cambiamento di vita. L’Italia rischia di diventare desertica e la natura ci sta dando segnali importanti da prendere in seria considerazione, a partire dal disagio degli animali selvatici“.

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La fauna è già in difficoltà per le azioni dell’uomo, a cui si aggiunge la minaccia climatica. Rompere gli ecosistemi significa spezzare la catena alimentare nel mondo animale e, di conseguenza, creare difficoltà anche all’uomo” – spiega ancora Massimo Vacchetta – “I ricci partoriscono in base alle situazioni climatiche delle stagioni. Il cambiamento delle temperature sta dilatando la stagione dei parti, le nidiate autunnali sono sempre più numerose. Sempre più esemplari non riescono ad adattarsi e non raggiungono un peso sufficiente per affrontare l’inverno. Nel nostro Centro abbiamo salvato 70 ricci che sarebbero morti. Un altro segnale è vedere ricci svegli in periodi in cui dovrebbero essere in pieno letargo, perdendo energie che non riescono a recuperare per mancanza di cibo. Negli ultimi 20 anni si è perso il 70% dei ricci“.

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Massimo Vacchetta ricorda poi l’importanza dell’equilibrio degli ecosistemi per la stessa vita umana: “Stiamo rovinando la natura da decenni e molte persone non sembrano rendersene conto. Nella nostra zona, quella delle Langhe, aumenta la siccità e si sta rompendo l’ecosistema di fauna e flora. Non sono pessimista, ma realista: la mancanza d’acqua sta devastando l’agricoltura e se non faremo nulla, tra qualche decennio ci ritroveremo malattie scomparse“. Sulle possibili soluzioni, il gestore del Centro Recupero Ricci La Ninna ha spiegato: “L’azione del singolo è fondamentale. Nel nostro Centro abbiamo installato pannelli solari e andiamo sulla strada della green-energy. Ognuno di noi può fare molto, anche coinvolgendo amici, parenti e colleghi. L’economia del soldo tra dieci anni non servirà più a nulla, bisogna agire ora. Cerchiamo di vivere in modo più rispettoso per l’ambiente, per non distruggere l’ecosistema locale e globale“.

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