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Clima, Kyoto Club: “usiamo la Carbon Tax per aiutare le fasce meno abbienti”

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Clima. Per celebrare l’Anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, l’accordo internazionale per contrastare il riscaldamento climatico, sottoscritto l’11 dicembre 1997 durante la Conferenza delle parti di Kyoto (la COP3) ma è entrato in vigore solo il 16 febbraio 2005,

Kyoto Club, in collaborazione con il progetto Horizon 2020 EUCalc ha organizzato a Roma il Convegno “I nuovi paradigmi della transizione climatica” per capire a che punto è il nostro Paese con le politiche sul clima.

“In 30 anni l’Europa, sulla spinta del Protocollo di Kyoto, ha ridotto di circa un quarto le proprie emissioni rispetto al 1990. Nei prossimi 10 anni il taglio dovrà raggiungere il 50-55% (o il 65% come chiedono gli ambientalisti) in coerenza con gli obbiettivi di Parigi – dichiara il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini – è evidente la necessità di una forte accelerazione, e la proposta del’Green Deal indica la volontà di trovare nuovi strumenti, nuove risorse”.

“In questo senso – aggiunge Silvestrini – potrebbe essere discussa una proposta di tassazione del carbonio nei settori non ET S secondo la formula dei “carbon dividends” che prevede una redistribuzione delle entrate uguale per tutti i cittadini, consentendo così un guadagno netto per le fasce meno abbienti. Si potrebbe, volendo, ridurre la restituzione alla fascia più ricca della popolazione ed usare le entrate per accelerare il processo di decarbonizzazione“.

Pronto il Piano Green Italia: transizione industriale, rinnovabili e agricoltura

Secondo le ultime rilevazioni del NOAA e della NASA, il 2019 è stato il secondo anno più caldo in assoluto, mentre il periodo 2015-2019 è stato il quinquiennio più torrido di sempre.

I cambiamenti climatici dovuti all’azione umana sono una realtà, e le vicende più recenti – in primis gli incendi che hanno sconvolto l’Australia nel mese di gennaio – sono la prova che se non abbandoniamo l’uso delle fonti fossili e non acceleriamo la decarbonizzazione, sarà molto difficile contenere l’aumento delle temperature “al di sotto dei 1,5-2 gradi centigradi” previsto dall’Accordo di Parigi.

Ulteriore ostacolo al raggiungimento alla neutralità climatica è sicuramente la scelta di diversi Paesi, tra cui l’Italia, di inserire nel proprio Piano Energia e Clima sussidi alle fonti fossili.

“È proprio quello l’obiettivo di questo just transition mechanism (meccanismo di transizione giusta), aiutare i paesi che sono in ritardo in qualche modo in questo processo di transizione industriale ed economica che si basa ancora in molti paesi europei, anche più che in Italia, sui combustibili fossili – dichiara Vito Borrelli, capo f.f. Rappresentante in Italia della Commissione Europea – riuscire ad aiutarli ad effettuare questa transizione in maniera, anche indolore, per le classi lavoratrici. Perché voglio dire, se c’è un cambiamento totale di tutto l’apparato industriale non devono soffrirne poi le persone che lavorano ma in qualche modo bisogna garantire che ci sia una rete di protezione anche per i lavoratori”.

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Il 15 gennaio scorso, il Parlamento comunitario ha dato il suo via libera al testo del Green New Deal, il piano ambientale dell’Unione Europea caldeggiato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Nel documento, suddiviso in 116 punti, il Parlamento è chiamato a impegnare i Paesi dell’Unione con il fine di mettere in moto urgenti “interventi ambiziosi per far fronte al cambiamento climatico e alle sfide ambientali, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5º C ed evitare una perdita massiccia di biodiversità”.

Piano però, duramente accolto dalle associazioni ambientaliste che non condividono l’obiettivo di raggiungere la neutralità d’emissioni nel 2050 (dieci/quindici anni più tardi rispetto alle loro previsioni).

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Quali sono gli interventi strategici che la Commissione Ue propone per raggiungere gli obiettivi del Green New Deal:

  • Rafforzare l’ambizione climatica dell’UE per il 2030 e il 2050
  • Fornire energia pulita, economica e sicura
  • Mobilitare l’industria a favore di un’economia pulita e circolare
  • Accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente
  • “Dal produttore al consumatore”: concepire un sistema alimentare equo, sano ed ecocompatibile
  • Preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità
  • Obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche
  • Finanziare il Green Deal europeo e garantire una transizione giusta
  • Stimolare la ricerca e l’innovazione
  • “Non nuocere” – Integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’UE
  • L’UE come leader mondiale
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