Territorio

Clima. Imperia, Catania e Pescara le città dove si vive meglio

Condividi

Clima. Imperia, Catania e Pescara.

Sono le tre città sul podio del clima migliore in Italia.

Agli ultimi posti invece la Pianura Padana, con Pavia, Vercelli, Novara e Lodi.

È quanto emerge dal trentesimo Rapporto Qualità della Vita, la classifica annuale del Sole 24 Ore sulle province in cui si vive meglio.

Clima, un murales realizzato con lo smog per dire stop ai cambiamenti climatici

Il quotidiano, mettendo per la prima volta a confronto le performance climatiche delle 107 città capoluogo di provincia in Italia, ha prodotto un indice del benessere climatico che fotografa il territorio attraverso 10 indicatori, ciascuno dei quali analizza l’andamento di un particolare fenomeno meteorologico città per città:

  • ore di sole,
  • ondate di calore,
  • umidità relativa,
  • raffiche di vento,
  • brezza estiva,
  • giorni freddi,
  • piogge
  • nebbia

 

Fanno parte della top ten della classifica per il tempo più mite, accanto a Catania e Pescara, altre sei città del sud e delle isole: Bari, Crotone, Barletta Andria Trani, Cosenza e Siracusa.

Vincitore assoluto della classifica, il clima marino.

Della top ten infatti fanno parte tutte città che si trovano sulle coste italiane.

Ad aggiudicarsi lo “scettro” di capitale del clima peggiore è Pavia: in generale la Pianura Padana si posiziona agli ultimi posti della classifica con Vercelli, Novara e Lodi.

Clima, Report Ispra: 2017 secondo anno più secco dal 1961

Tra gli altri record spiccano:

  • Siracusa che si distingue per le ore di sole,
  • Perugia per la brezza estiva
  • le città liguri per minori ondate di calore;
  • Aosta e Sondrio tra le prime classificate (insieme alla già citata Imperia) per l’assenza di giorni di nebbia.

Trend negativo legato alle città nelle valli e nelle pianure, in particolare negli indicatori legati al caldo, perché territori lontani dal mare e dal vento.

Tra zone penalizzate c’è la valle interna di Caserta, la piana di Grosseto, il tavoliere di Foggia.

Mantova, che si trova al 99mo posto, è la provincia che negli ultimi 10 anni ha registrato l’aumento più significativo della temperatura media dal 2008 al 2018, pari a quasi un grado centigrado.

Milano è tra le ultime dieci (96° posto), ultima tra le grandi metropoli dietro Bologna (75°), Roma (21°), Napoli (43°) e Firenze (51°).

Per ogni parametro è stato elaborato il dato medio degli ultimi 10 anni (2008-2018), sino a ricavare un ‘Indice del clima’ in base alla media dei punteggi riportati nei singoli parametri.

Per ogni città inoltre, è stato riportato anche l’andamento della temperatura media annua dal 2008 al 2018, che risulta ovunque in aumento.

Il Rapporto del Sole 24 ore conferma i risultati di una ricerca sui cambiamenti climatici in Italia dal 1800 a oggi, avviata alla fine degli anni ’90 dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in collaborazione con l’università di Milano, che mostrano come l’Italia oggi sia più calda di 2,3 gradi in media.

La temperatura è salita soprattutto d’estate, la stagione che ha risentito maggiormente del riscaldamento climatico: in particolare, l’impennata si concentra per lo più dopo il 1980, data oltre la quale i termometri hanno segnato in media mezzo grado in più per ogni decennio.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago