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Clima, non solo Greta. Chi sono le altre influencer green

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Clima. La Bbc l’ha scelta tra le 100 donne più influenti nel mondo per il 2019.

Il suo nome è Swietenia Puspa Lestari, indonesiana, 25 anni.

Tenia, come la chiamano gli amici, è nata in una delle Mille Isole del Mar di Giava, un arcipelago sbocciato come paradiso turistico. Ama fare immersioni e scattare foto nell’acqua cristallina.

La giovane indonesiana, si tuffa per salvare il suo mare dalla plastica che lo sta uccidendo.

Tenia, conosce a memoria i fondali e le spiagge dell’ isola di Pramuka ed è angosciata da quello che vede: “L’oceano è diventato come un supermarket, e non è bene: vicino alla costa è pieno di cose che non dovrebbero esserci, sacchetti e bottiglie e bicchieri di plastica, ciabatte, cannucce perle bibite, ci sono punti in cui non si vede la sabbia sotto”.

Il boom di turisti che ha interessato dal 2007 le Mille Isole, non ha portato solo un aumento del 300% delle presenze ma anche il disastro ambientale.

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Vocazione e competenza Tenia però non fa sconti: anche gli indonesiani dei paesi sulla costa contribuiscono alla devastazione.

Troviamo cose assurde – dice – come letti, guardaroba sfasciati, lampadine e ventilatori elettrici,tutta roba che non dovrebbe esserci”.

Tenia, insieme al suo gruppo di subacquei ambientalisti ‘Divers Clean Action’ recupera e poi affida a una piccola azienda locale che ricicla il riciclabile.

Ma la sua non è solo vocazione, per svolgere al meglio il suo ‘compito’, Tenia si è anche laureata in Ingegneria ambientale e ha fondato l’associazione Dca che oggi conta 1500 volontari dedicati a ripulire i fondali e sensibilizzare la gente del posto.

In un’intervista a Channel News Asia, Swietenia Puspa Lestari racconta il suo ricordo più bello: “Una volta che ho trovato un pesce intrappolato in un sacco di plastica e l’ho liberato”.

L’Indonesia è il secondo ‘produttore’ al mondo di spazzatura marina, ogni giorno consuma e getta via 93 milioni di cannucce per bibite.

Sono in Asia anche altri due grandi Paesi della classifica di inquinamento plastico compilata da Ocean Conservancy: Cina e Vietnam.

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Ma a sporcare l’oceano non è solo con la loro spazzatura, anche i Paesi più industrializzati esportano i loro rifiuti: nel 2017 la sola Gran Bretagna mandava in Cina 28 mila tonnellate di scarti al mese.

Poi il governo di Pechino ha bloccato il business e le navi pattumiera hanno preso altre rotte.

Come Greta e Tania, sono tanti i giovani che hanno deciso di salvare il Pianeta.

A Pechino, Carrie Yu Yuan raccoglie in dei barattoli di vetro pezzettini di plastica compattati: “Questi sono gli scarti di plastica di casa del mese, li metto qui per rendermi conto di quanti ne ho prodotti e limitarmi”.

Yu ha deciso di aiutare la gente a organizzare la propria vita in modo minimalista e ‘zero waste‘.

Grazie alla sua attività, vende online prodotti per la casa senza plastica, naturali, riutilizzabili e senza imballaggio.

“Ho cominciato per frustrazione, perché vedevo la mia casa riempirsi di cose che dopo poco si gettavano via e non erano riciclabili” – spiega Yu.

Per primo ha realizzato uno spazzolino da denti con impugnatura di legno, poi un dentifricio organico e un detergente per la lavatrice prodotto con soda ed estratto di limone.

Per chi volesse aiutare Yu, sulla sua pagina facebook @TheBulkHouse, gli adepti possono scambiarsi oggetti invece di disfarsene.

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Più che oggetti, la giovane ragazza cinese, vende un servizio, un’aspirazione di vita più sostenibile, seguendo le Cinque R:

  •  Rifiutare i materiali monouso e non degradabili;
  •  Ridurre i consumi non necessari;
  •  Riutilizzare invece di gettar via;
  •  Riparare;
  •  Riciclare.

Un’altra giovane in difesa dell’ambiente è la vietnamita Hoang Thao, che a Hanoi lavora vecchie magliette, le taglia, le ricompone per creare borse per lo shopping alla moda.

Hoang ha un negozio con i muri che si chiama Go Eco Hanoi, aperto nel 2018 e diventato popolare: “non sono contraria ai consumi – spiega – voglio solo evitare gli sprechi in modo creativo”.

Nel Vietnam del nuovo boom industriale, che scarta 18mila tonnellate di plastica al giorno, ridurre i sacchetti che dopo l’uso finiscono nelle discariche e in mare può diventare una moda tra i giovani.

Zero scarti è un’espressione relativa – aggiunge ancora Hoang – è chiaro che anche prendere l’autobus inquina,ma quello che possiamo cercare di fare è imparare a ridurre il nostro impatto senza danneggiare i consumi e la crescita economica”.

 

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