Territorio

Clima, Assemblea Fridays For Future a Napoli: sarà il ’68 dell’ambiente

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Clima. Appuntamento il prossimo 29 novembre per il quarto sciopero mondiale dei Fridays for Future.

Il nuovo sciopero, naturalmente di venerdì, si terrà alla vigilia della Cop 25 di Santiago del Cile, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici alla quale il Brasile di Bolsonaro ha rinunciato.

Dopo il successo della terza marcia dello scorso 27 settembre, ed in occasione della nuova, il movimento italiano si rivede per due giorni a Napoli e cerca di dare continuità politica e una base culturale a questo ‘68 dell’ambiente.

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“Studiamo i movimenti del passato e capiamo dove hanno sbagliato, noi faremo la rivoluzione ecologica”, si dice a Castel Dell’Ovo nel corso di un’assemblea nazionale – la seconda – che richiama trecento universitari e liceali da tutta Italia e li separa in tre tavoli di lavoro.

Al gruppo “Giustizia climatica”, 53 le città presenti: Chioggia, Vimercate, Cesena, Porto Torres, Cosenza e Baronissi, per dire della penetrazione nel territorio di Fridays for future.

Dopo aver lavato le seggiole impolverate del castello simbolo di Napoli e chiesto di non applaudire gli interventi, solo ruotare le mani quando si approva, il primo speech cita la fondatrice sedicenne: «Come Greta ci insegna …».

Bologna, un’altra città italiana dichiara lo stato di emergenza climatica.

Sarà l’unica volta. Nelle 4 ore di parole affidate ai rappresentanti delle città si sente molto la parola “rivoluzionario”, si ripete “lotta” e “non ci sono governi amici”.

I 300 dell’assemblea nazionale, i più motivati dell’oltre un milione delle ultime piazze, sono anche i più a sinistra.

“Critici di questo capitalismo predatorio”, riassume Giovanni da Brescia. Fanno nomi, cognomi e azioni, i ragazzi di Castel Dell’Ovo: «Abbiamo bloccato l’ingresso del deposito Q8 di San Giovanni a Teduccio», rivendicano quelli di Napoli.

L’industria fossile è la priorità, non possiamo affidare una vera rivoluzione ecologica a Eni, Enel e Snam”.

Tornano i messaggi del movimento del 99 per cento, passati dai fratelli maggiori, ma anche delle tute bianche di Genova. Ogni dieci anni una generazione contesta l’assetto, “ma noi lo facciamo per fermare l’estinzione“.

La lotta tra poveri e ricchi in questi saloni trova una narrazione a parabola: “La nostra casa, è vero, è in fiamme, ma non è una casa, è una villa con giardino, piscina e soprattutto un recinto. Ci sono genitori e figli, maggiordomi e colf e quando le porte prendono fuoco tutti corrono a spegnere le fiamme. Ma se il fuoco sarà domato quella villa dovrà tornare di tutti, senza recinti: i ricchi dovranno essere meno ricchi e i poveri meno poveri”.

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Già, non viviamo nell’era dell’antropocene, dove l’impronta dell’uomo ha sconvolto i cicli naturali, “ma del capitalocene, l’impronta del riscaldamento globale l’ha lasciata il capitalismo”.

La sfida è quella di coinvolgere, con questa radicalità sociale, “i milioni” che in questi 7 mesi hanno seguito Greta sullo slancio dell’emotività: “Non siamo la generazione dei bamboccioni e non ci piace neppure il racconto dei ragazzi con il sorriso e i manifesti colorati. Diventeremo maggioranza nel mondo, ma oggi dobbiamo appoggiare coloro che con il ‘No’ difendono il pianeta”.

Da noi sono i No Tav, i No gronda, i No Muos.

Trento chiede, dopo lo sciopero del clima, lo sciopero generale.

Alessandria vuole che il movimento entri nei comuni.

Un richiamo alle pratiche attive, di là della politica alta, arriva alla fine: “Dove c’è un problema dobbiamo trovare la soluzione, con la sola denuncia non si va da nessuna parte”, dice lo studente di Alcamo provincia di Trapani.

E Perugia chiude: “Non diamo all’individuo l’alibi di non fare nulla perché è solo colpa delle multinazionali”.

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