Clima

Clima, le foreste più giovani non sono in grado di assorbire carbonio come quelle antiche

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L’aumento delle temperature e la deforestazione stanno modificando la struttura delle foreste: le foreste attuali, più giovani e più basse, non sono in grado di assorbire il carbonio come quelle antiche, in parte ormai scomparse.

La crisi climatica e la deforestazione in tutto il mondo hanno reso le foreste più basse e giovani secondo uno studio. Questo trend è in aumento secondo gli scienziati, che temono per l’abilità delle foreste di immagazzinare il carbonio e per le specie la cui esistenza dipende da foreste antiche.

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Lo studio sostiene che il tasso di morte degli alberi sia in aumento: dal 1900 ad oggi le foreste antiche sono diminuite di un terzo in tutto il globo. Ma anche l’aumento delle temperature causato dal riscaldamento globale sta avendo un impatto sulla crescita e la morte degli alberi, limitandone la fotosintesi e aumentando lo stress a cui vengono sottoposte. Inoltre, le alte temperature, la siccità, le forti raffiche di vento e le malattie che colpiscono gli alberi più vecchi sono aumentate. Tom Pugh, scienziato dell’ University of Birmingham, ha commentato: “Il nostro studio dimostra che i cambiamenti climatici stanno accelerando la mortalità degli alberi, spingendo sempre più le foreste del mondo verso l’essere sia più giovani che più basse. Lo sono diventate nell’ultimo secolo, principalmente a causa degli effetti dello sfruttamento del suolo e di eventi come la siccità, gli insetti o gli incendi”. Pugh sostiene che la maggioranza di foreste nel Regno Unito ed in Europa siano innaturalmente giovani e basse: “Non sono della grandezza delle foreste che esistevano prima che l’uomo le cambiasse, piantando in lassi di tempo prestabiliti e introducendo nuove specie, come nei casi delle monoculture“.

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Nell’ultimo secolo abbiamo perso molte foreste” ha spiegato Nate McDowell, autore dello studio “Sono state rimpiazzate in parte da foreste giovani o non sono state rimpiazzate affatto. Questo ovviamente ha delle conseguenze sulla biodiversità, sul clima e sulla gestione delle foreste”.  L’aumento dei livelli di diossido di carbonio nell’atmosfera potrebbe migliorare la crescita delle foreste ma questo avviene solamente in quelle foreste giovani con un’abbondanza di nutrienti ed acqua; tuttavia, la maggior parte non dispone di queste risorse. Il professor Tom Crowther dell’ ETH Zurich University in Svizzera ritiene che lo studio sia molto importante: “Per un lungo tempo, gli scienziati hanno sostenuto che i livelli elevati di CO2 e il riscaldamento globale potessero migliorare la conservazione del carbonio da parte delle foreste ed aiutare nella lotta ai cambiamenti climatici.  Ma questo studio si aggiunge ad una crescente preoccupazione che questi fattori, uniti alla presenza umana, possano ridurre la quantità di carbonio conservata in questi ecosistemi. Però suggerisce anche che, se fossimo in grado di proteggere le foreste che abbiamo già e consentire loro di crescere fino alla maturità, potrebbe crearsi del potenziale per l’assorbimento di carbonio aggiuntivo”.

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Il professor Simon Lewis dello University College London ha criticato lo studio, evidenziando quelli che secondo lui sono i difetti: “A causa della perdita delle foreste più antiche,  le foreste stanno diventando più basse e giovani. Tuttavia quello che i ricercatori non evidenziano è che all’interno di molte foreste antiche stia accadendo il contrario. Le foreste boreali e tropicali, fondamentali per l’assorbimento del carbonio, stanno diventando più grandi. Le foreste possono rallentare i cambiamenti climatici, e sebbene sia necessario invertire questo trend, questo nuovo studio non cambia quello di cui il mondo ha bisogno: porre fine alle emissioni di combustibili fossili e proteggere le foreste di tutto il mondo”. Pugh sostiene che l’analisi del cambiamento delle condizioni in tutto il mondo abbia delle implicazioni sulla protezione delle foreste: “Quando pensi in termini di conservazione questo può essere quasi commovente. Si può provare a continuare a proteggere un ecosistema che non è in grado di vivere allo stesso modo in cui è vissuto in passato”.

 

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