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Clima, 10 famiglie in causa con l’Ue: “non ci protegge dalla crisi climatica”

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Clima. L’Unione Europea non sta facendo abbastanza per contrastare i cambiamenti climatici.

è la questa la motivazione che ha spinto dieci famiglie provenienti da quattro Paesi europei, più Kenya e Fiji si preparano a fare ricorso alla Corte di Giustizia Ue contro la stessa Unione perché i cambiamenti climatici stanno sconvolgendo le loro vite.

“Sto cercando di proteggere il futuro dei miei figli, come farebbe qualsiasi genitore” – ha spiegato Giorgio Elter, agricoltore e proprietario di un albergo in Val d’Aosta.

 

I ricorrenti, con il sostegno della Ong Climate Action Network che raccoglie 160 organizzazioni di 35 Paesi, chiedono di rivedere al rialzo gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni al 2030.

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Secondo queste famiglie, il target di riduzione delle emissioni nazionali di gas serra fissato al 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 è inadeguato e non sufficiente a far fronte alla concreta necessità di prevenire il rischio climatico oltre all’incapacità di proteggere i diritti fondamentali di vita, salute, occupazione e proprietà.

L’Unione Europea, sulla base di quanto sancito dal diritto europeo e internazionale, ha il dovere legale di non causare danni e proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Si tratta di una battaglia legale con dei precedenti.

Lo scorso anno infatti, queste stesse dieci famiglie avevano presentato un primo ricorso, che è poi stato respinto dalla Corte Ue.

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“Speriamo – ha spiegato Roda Verheyen, l’avvocato che coordina la causa – che la Corte interpreti i trattati Ue in modo da proteggere i cittadini dalla crisi climatica”.

“Le ondate di caldo seguite da forti piogge, grandinate e tempeste stanno distruggendo i nostri raccolti – ha raccontato Giorgio Elter – lo scioglimento dei ghiacciai colpisce tutte le attività turistiche e gli ostelli della mia regione. Oggi è già difficile prendermi cura della mia famiglia e non posso garantire un futuro sicuro alle mie figlie. Non siamo responsabili per il deterioramento delle condizioni climatiche, ma siamo noi che soffriamo. Come ogni genitore, sto cercando di proteggere il futuro dei miei figli”.

Parallelamente, insieme ad un gruppo di associazioni di base e comitati territoriali, la famiglia Elter si prepara a fare ricorso anche contro lo Stato Italiano.

“Crediamo che il nostro Paese non stia facendo abbastanza per tutelarci – si legge sul sito del movimento che sostiene l’iniziativa (Il giudizio universale) – e abbiamo deciso per questo di citarlo in giudizio, intentando un’azione legale che lo vincoli a fare di più e meglio”.

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Chi è Giorgio Elter:

Giorgio Elter è un ingegnere forestale che gestisce un’attività alberghiera.

A causa dell’aumento della temperatura, le erbe e le piante regionali esclusive di altitudini superiori ai 1500 metri non fioriscono più o fioriscono troppo presto.

Questa situazione ha registrato un calo della produzione, oltre a maggiori costi di produzione, quantificabili come una perdita compresa tra il 20 e il 30 per cento delle entrate per la famiglia.

Ma a rischio c’è anche la loro attività alberghiera che dipende dall’arrampicata su ghiaccio.

Un pratica impossibile con un innalzamento delle temperature.

L’azione legale della famiglia Elter è sostenuta da Legambiente, che è membro di Climate Action Network Europe e seguita dall’avvocato Barbara Pozzo, professore ordinario Dipartimento di Diritto, Economia e Culture dell’Università degli Studi dell’Insubria.

 

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