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Dl Clima, slitta esame del testo. Lunedì e martedì riunione sulle coperture

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Clima. Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, vola a New York per il Summit sul Clima delle Nazioni Unite, ma porta con sé, purtroppo, solo la “bozza” di una rivoluzione verde.

Il Decreto Clima, voluto e caldeggiato dal Ministro dell’Ambiente, non è stato esaminato durante la riunione del Consiglio dei Ministri di giovedì scorso.

Il tentativo del Ministro Costa di accelerare i tempi non è servito, il testo è stato solo incardinato.

Intanto, per lunedì e martedì prossimi sono state messe in agenda riunioni dei tecnici sul Dl Clima con l’obiettivo di portare il provvedimento nel prossimo CdM.

La maggioranza, come riferiscono le fonti de governo, sembra essere compatta sul fronte dell’emergenza climatica ma la strada per l’approvazione del provvedimento non è detto che sia così tranquilla.

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Un primo nodo da sciogliere è proprio la formula con cui approvare il testo: Decreto Legge o Disegno di Legge.

Rispetto al Disegno di Legge che, per entrare in vigore deve seguire tutto l’iter parlamentare, il Decreto Legge è un atto normativo avente forza di legge e deliberato dal Governo (emanato però dal Presidente della Repubblica) in casi straordinari di necessità e urgenza (appunto, l’emergenza cliamtica). Il Dl entra subito in vigore appena pubblicato, senza neppure il periodo di vacatio legis.

Tuttavia però, se entro 60 giorni il Parlamento non lo tramuta in legge, il Decreto perde ogni efficacia dal momento dell’emanazione.

E se da una parte c’è chi assicura che la scelta di optare per il Disegno di Legge sarebbe esclusivamente legata alla volontà di non eccedere con la decretazione d’urgenza (come chiese il Presidente della Camera, Roberto Fico, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte nel giugno scorso), dall’altra c’è chi è convinto che la nuova formulazione sia legata ai dubbi che aleggiano attorno al provvedimento, dalle coperture economiche alle funzioni sottratte a diversi ministeri.

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Alla mancata disponibilità finanziaria per alcune misure, il Ministro Costa ha replicato:  “siamo disposti a utilizzare le aste verdi per le necessarie coperture”.

Si tratta dei proventi delle aste sulla CO2, organizzate nell’ambito del mercato europeo ETS (Emissions Trading Scheme) che assegna le quote di emissione ai comparti industriali degli Stati membri.

A sottolineare però l’esigenza di fare bene ed in fretta, è il Capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica è intervenuto due volte per sottolineare la necessità di agire in fretta, chiedendo anche un impegno della nuova Commissione europea: “il quadro finanziario pluriennale dell’Unione, ad avviso dell’Italia – ha detto al suo omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier – dovrebbe essere un quadro ambizioso, che consenta così di affrontare non soltanto le tradizionali politiche dell’Unione ma anche le nuove esigenze, le nuove sfide, a partire dal clima”.

Inoltre, il Quirinale ha diffuso un allarmatissimo documento in vista del vertice di New York nel quale ben 32 capi di Stato e di governo (per l’Italia proprio Mattarella) chiedono senza mezzi termini di agire subito e di destinare risorse finanziarie alla green economy.

“Dobbiamo assicurare – si legge nel documento – che tutti i flussi finanziari siano coerenti col percorso verso ridotte emissioni di gas a effetto serra ed esortiamo tutte le istituzioni finanziarie ad allineare i loro investimenti alle finalità di lungo periodo dell’Accordo di Parigi, a intensificare e allargare gli investimenti in efficienza energetica ed energie rinnovabili”.

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