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Clima, entro 30 anni il ghiacciaio della Marmolada non esisterà più

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Secondo lo studio del CNR il ghiacciaio della Marmolada, simbolo delle Dolomiti, sparirà  entro 30 anni, per colpa del cambiamento climatico.

Se avete intenzione di visitare il ghiacciaio della Marmolada, icona delle Dolomiti, da sempre meta turistica da cartolina da sempre, vi conviene sbrigarvi, visto che tra un po’ non esisterà più.

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La montagna ha infatti ridotto il suo volume del 30% in dieci anni e del 22% la propria estensione e, se la situazione dovesse rimanere questa, tra 30 anni il ghiacciaio non esisterà più.

“E se la temperatura dovesse aumentare a ritmo più accelerato la scomparsa del ghiacciaio potrebbe avvenire anche più rapidamente” spiega Renato Colucci del Cnr-Ismar, istituto che ha partecipato allo studio insieme con un team di ricercatori delle Università di Genova e Trieste, dell’Università gallese di Aberystwyth e dall’Arpa Veneto.“

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l ghiacciaio, un tempo massa glaciale unica, è ora frammentato e suddiviso in varie unità, dove in diversi punti affiorano masse rocciose sottostanti. I terreni carsici, come la Marmolada, sono irregolari e costituiti da dossi e rilievi. Se il ghiaccio fonde gradualmente, le aree in rilievo affiorano, diventando fonti di calore interne al ghiacciaio stesso. “Questo aspetto, unito al cambio di albedo (la neve e il ghiaccio sono bianchi e riflettono molta radiazione solare, mentre la roccia, più scura, ne riflette di meno) – aggiunge Colucci – sta ulteriormente minando la ‘salute’ della Marmolada accelerandone la già forte e rapida fusione”.

I risultati sono contenuti nel dossier Recent evolution of Marmolada glacier (Dolomites, Italy) by means of ground and airborne Gpr surveys pubblicato su Remote Sensing of the Environment. Se il tasso di riduzione continuerà di pari passo come nel decennio analizzato, secondo i ricercatori, nel giro di 25-30 anni il ghiacciaio sarà praticamente scomparso, lasciando il posto solo a piccole placche di ghiaccio e nevato, alimentate dalle valanghe e protette dall’ombra delle pareti rocciose più elevate, non più dotate di crepacci e di movimento.

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Il primo rilievo – prosegue il ricercatore – è stato acquisito usando un ground penetrating radar(Gpr) terrestre, una tecnologia non invasiva utilizzata in geofisica, basata sul segnale elettromagnetico riflesso e trasmesso dal terreno a seconda delle caratteristiche, creando sezioni dettagliate. Il secondo, invece, usando dati raccolti in volo con Gpr da elicottero. In questo modo è stato possibile ricostruire due modelli 3D del ghiacciaio che hanno permesso di misurare con precisione non solo le caratteristiche interne e morfologiche, ma anche l’evoluzione recente nel corso del decennio, quantificato in termini volumetrici”.

 

 

 

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