In un Paese già devastato da corruzione e Covid, si piangono vittime e si cerca di fronteggiare un disastro ambientale in piena Amazzonia.

Ecuador senza pace, anche per colpa della crisi climatica. Da giorni il Paese è sottomesso ad un’ondata estrema di maltempo, con piogge violente e continue che hanno causato frane e smottamenti, che a loro volta hanno provocato anche un disastro ambientale nel cuore dell’Amazzonia. Era dal 2003 che non si registrava un simile livello di precipitazioni.

 

 

 

In un Paese falcidiato dalla corruzione e dal Covid (nelle ultime settimane recordi di nuovi casi e decessi da inizio pandemia), gli effetti dei cambiamenti climatici hanno finito per colpire cittadini innocenti. Nella zona di Quito, la capitale dell’Ecuador, l’ondata di maltempo ha causato almeno 22 morti, 47 feriti e 20 dispersi. Si tratta di un bilancio purtroppo solo momentaneo, che non conta tra l’altro dei danni alle infrastrutture idriche, elettriche e di telecomunicazione: è ancora presto per stimarli.

 

 

 

La zona più colpita risulta essere quella del distretto di La Gasca, a Nord di Quito. Qui sono tantissimi gli sfollati, con le frane e le inondazioni che non solo hanno distrutto strade ed edifici, ma hanno disorientato e terrorizzato tantissimi animali, domestici e non. Oltre ai danni e alle vittime causate dall’alluvione e dalle frane, nel territorio ecuadoregno dell’Amazzonia si deve ora fare i conti con un potenziale disastro ambientale.

 

 

All’interno del Parco nazionale amazzonico Cayambe si è registrata infatti una grave contaminazione di greggio pesante, dopo che le frane e la caduta di grandi rocce avevano causato la rottura di un oleodotto privato. La compagnia proprietaria dell’oleodotto, lungo circa 465 chilometri, ha ammesso che il guasto ha fatto sversare nell’ambiente l’equivalente di 6.300 barili di petrolio. Confermata ufficialmente la contaminazione di un’area pari a 2,1 ettari, ma anche in questo caso si tratta di un bilancio provvisorio.

 

Una parte del petrolio sversato è finita fino ai fiumi Coca e Napo, e con l’acqua potrebbe estendersi in una grande porzione di territorio. Il ministro ecuadoregno dell’Energia, Juan Carlos Bermeo, e il presidente dell’azienda Ocp Jorge Vugdelija, stanno seguendo la situazione. “Siamo consapevoli della gravità dell’accaduto, stiamo agendo responsabilmente per minimizzarne gli effetti e proteggere e risarcire la comunità colpita“, ha spiegato il presidente dell’azienda che possiede l’oleodotto, inaugurato nel 2003 e con una capacità potenziale di trasportare 450mila barili al giorno (attualmente quella effettiva è pari al 43,7%).

Articolo precedenteEmilia-Romagna, in arrivo un’oasi di biodiversità per salvare le testuggini
Articolo successivoGas e nucleare in tassonomia Ue, Eleonora Evi: “È greenwashing ma daremo battaglia”