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Clima, cosa ci fa una DeLorean a Piazza Montecitorio? La campagna “Giudizio Universale”

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Centinaia di associazioni e cittadini fanno causa allo Stato chiedendo azioni concrete per contrastare l’emergenza climatica. Compare in Piazza Montecitorio una DeLorean, la macchina del tempo in “Ritorno al futuro”.

L’emergenza climatica desertifica i nostri suoli, brucia i nostri boschi, divora le nostre coste, rovina i nostri raccolti, rende più difficile la vita nelle nostre città, trasforma i nostri fiumi e le nostre montagne in colate di fango. L’Italia è tristemente in cima alla classifica dei Paesi che hanno registrato più vittime climatiche: eppure, di fronte ad un quadro così allarmante, lo Stato italiano ha fatto ben poco per invertire la rotta.

Emergenza climatica, arriva la prima causa contro lo Stato Italiano

Per la prima volta la società civile fa causa allo Stato affinché si assuma le sue responsabilità di fronte all’emergenza climatica. Il primo contenzioso climatico della storia d’Italia è stato presentato il 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, da parte di centinaia di cittadini, supportati da associazioni ambientaliste e istituzioni scientifiche.

Giornata Mondiale dell’Ambiente, il ripristino degli ecosistemi per difendere la nostra Terra

La causa è stata avviata di fronte al Tribunale Civile di Roma nei confronti dello Stato, rappresentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dei 203 ricorrenti della causa fanno parte 24 sono associazioni, 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori – e 62 adulti.

L’azione legale è promossa nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata evocativamente “Giudizio Universale”, per sottolineare l’urgenza di mettere in campo azioni concrete di contrasto al cambiamento climatico.

 

 

 

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Primo ricorrente dell’azione è l’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che emergenza climatica rischia di compromettere: “Oggi scriviamo la pagina italiana della storia del movimento globale per la giustizia climatica. Dopo decenni di dichiarazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad alcuna azione all’altezza delle sfida imposte dall’emergenza ambientale, la via legale è uno strumento formidabile per fare pressione sullo Stato affinché moltiplichi i suoi sforzi nella lotta al cambiamento climatico. Come società civile abbiamo il compito di fare tutto il possibile per scongiurare la catastrofe alle porte, per questo abbiamo deciso di promuovere la prima causa climatica italiana”, dichiara a nome di A Sud Marica Di Pierri, portavoce del-
l’associazione e curatrice del libro La causa del secolo, edito da Round Robin editrice in uscita oggi.

I ricorrenti sono stati assistiti da un team legale composto da avvocati e docenti universitari, fondatori della rete di giuristi Legalità per il clima. A patrocinare la causa l’Avv. Luca Saltalamacchia, esperto di tutela dei diritti umani e ambientali e l’Avv. Raffaele Cesari, esperto di Diritto civile dell’ambiente, assieme al Prof. Michele Carducci, dell’università del Salento, esperto di Diritto climatico: “Questo giudizio si inserisce nel solco dei contenziosi climatici contro gli Stati che si stanno celebrando in tutto il mondo. Nasce dalla incontrovertibile contraddizione che esiste tra le misure di contenimento delle emissioni che lo Stato italiano dovrebbe adottare per contrastare efficacemente il riscaldamento globale e le inadeguate iniziative concretamente poste in essere. Non chiederemo al Giudice alcun risarcimento, ma piuttosto di ordinare allo Stato di abbattere le emissioni di gas serra per portarle ad un livel-
lo compatibile con il raggiungimento dei target fissati dall’Accordo di Parigi al fine di tutelare e proteggere i diritti fondamentali dell’uomo”, dichiarano gli avvocati.

 

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