A causa dell’aumento delle temperature piante e cespugli stanno prendendo possesso anche delle aree di alta quota delle montagne italiane, riducendo di anno in anno i periodi innevati.

Oltre ai ghiacciai che stanno sparendo e alle nevicate sempre più rade c’è un altro problema che affligge le montagne italiane legato al riscaldamento del clima. Piante, cespugli e piccoli alberi stanno risalendo le chine delle vette montane, arrivando ad altezze mai raggiunte prima.

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Se però per alcuni le “montagne verdi” possono evocare ricordi positivi, in realtà si tratta di una grave conseguenza del riscaldamento globale. Questa è la situazione che descrive lo studio  The tempo of greening in the European Alps: Spatial variations on a common theme – Global Change Biology , citato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che grazie all’utilizzo di dati satellitari permette per la prima volta di analizzare questo fenomeno per l’intero arco alpino.

La maggior parte degli ecosistemi situati sopra il limite della foresta ha mostrato negli ultimi 20 anni una forte tendenza al rinverdimento, ma il fenomeno è molto più forte in alcune aree delle Alpi soprattutto in Valle d’Aosta e in quelle centrali.

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Con l’aumento delle temperature si creano condizioni più favorevoli alla crescita delle piante, ma gli ecosistemi possono reagire in modo più o meno forte e rapido: la loro risposta è modulata dalle condizioni locali come la durata della neve, la disponibilità di acqua, la fertilità e la stabilità dei suoli e le attività umane.

Considerando l’insieme di questi fattori sarà possibile analizzare con maggior dettaglio le cause della variabilità spaziale del rinverdimento e le conseguenze sulla biodiversità ed il funzionamento degli ecosistemi alpini.

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