Cronaca

Clima, Cina e Usa ostacolano gli accordi di Parigi con estrazioni eccessive di carbone

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I più grandi produttori di combustibili al mondo stanno mettendo fortemente a rischio gli obiettivi ambientali imposti dagli accordi di Parigi con estrazioni eccessive di carbone, petrolio e gas. Questo è quanto stabilito da un report delle Nazioni Unite che ha analizzato progetti industriali di dieci paesi, incluse le superpotenze Cina e Stati Uniti.

Secondo le stime, la produzione di carbon fossili entro il 2030 sarà tra il 50% e il 120% in più dell’obiettivo degli accordi di Parigi.

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Il report Gap production delle UNEP, il programma ambientale delle Nazioni Unite, ha analizzato le politiche ambientali dei paesi che contribuiscono maggiormente all’inquinamento. Il risultato è che allo stato attuale queste politiche ostacolano fortemente gli obiettivi imposti dagli accordi di Parigi.

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Secondo gli accordi del 2015, le nazioni si sono impegnate in un progetto a lungo termine per limitare l’aumento delle temperature tra 1.5 e 2 gradi oltre i livelli preindustriali. Nel report è stato creato un nuovo parametro chiamato “gap nella produzione di combustibile fossile”, sottolineando la differenza tra l’aumento della produzione e la riduzione necessaria per il rispetto degli accordi. La differenza è maggiore per il carbone, con paesi che hanno pianificato di produrre il 150% in più entro il 2030 di quanto servirebbe per portare le temperature a 2 gradi e il 280% in più per 1.5 gradi

Entro il 2030, la produzione prevista studiata dal report porterà a 39 giga tonnellate di emissioni di diossido di carbonio, il 53% più alto di quanto sia necessario per ridurre l’aumento ai 2° gradi previsti e al 120% in più di quanto necessario per ridurre a 1.5° gradi.

“La fornitura di energia mondiale rimane dominata da carbone, petrolio e gas e sta portando le emissioni a livelli incompatibili con gli obiettivi climatici”, ha spiegato il direttore esecutivo del programma ambientale dell’ONU(UNEP), Inger Andersen.

Il report, oltre ad essere stato prodotto dall’UNEP, ha visto la collaborazione dello Stockholm Environment Institute, dell’International Institute for Sustainable Development, dell’Overseas Development Institute, del CICERO Centre for International Climate and Environmental Research and Climate Analytics.

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Il continuo aumento della produzione di combustibili fossili, e il seguente aumento del gap di produzione, è sostenuto economicamente da una combinazione di piani nazionali, sussidi governativi ai produttori e altre forme di finanza pubblica. Il report precede il report annuale dell’UNEP intitolato “emissions gap” che uscirà la prossima settimana. Emissions gap analizza gli sforzi e le politiche ambientali dei governi per ridurre le proprie emissioni.

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Tra i grandi emettitori che mettono a rischio gli accordi di Parigi troviamo la Cina, che attualmente produce da sola energia a carbone pari a quella prodotta da tutti gli stati dell’Unione Europea.

Inoltre, Pechino sta finanziando un quarto degli impianti a carbone al di fuori dei propri confini. Secondo i ricercatori questa è la maggior minaccia per gli accordi di Parigi.

L’affidamento della Cina sul carbone come chiave per lo sviluppo economico ha portato alla favola del programma “un impianto a settimana” tra il 2006 e il 2015. Ma questo ha portato a molte conseguenze negative come l’inquinamento dell’aria e alla sovrappopolazione delle aree degli impianti. Nel 2015, nel tentativo di ridurre l’inquinamento e il sovraffollamento, il governo ha provato a bloccare la costruzione di nuove centrali ma ha continuato a concedere ai governi delle province la libertà di costruire nuovi impianti. In questo modo la situazione è sfuggita di mano e gli impianti sono aumentati per un numero cinque volte maggiore del previsto.

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I ricercatori hanno spiegato che tra il 2018 e giugno 2019 i paesi al confine con la Cina hanno ridotto la loro capacità di produzione del carbone di 8.1 GW mentre nello stesso periodo la Cina l’ha aumentata di 43GW, abbastanza da fornire energia a 31 milioni di case.

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Secondo gli autori, la produzione attuale di energia prodotta dal carbone è di 147.7 GW, circa la stessa quantità di energia di carbone prodotta nell’intera Unione Europea, 150 GW.

La Cina attualmente sta costruendo il 50% in più di impianti a carbone che tutto il resto del mondo insieme. Il paese raggiungerà i 1,100GW di energia prodotta dal carbone entro il 2020. Il governo cinese ha però di voler essere meno dipendente dal carbone per la produzione energetica industriale e ha fatto dei tagli pesanti, ottenendo un buon successo nel passare dal 68% del 2012 al 59% nel 2018.


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Nonostante questa riduzione, il consumo totale di carbone è in linea con la produzione di energia. “La cosa che ci preoccupa maggiormente è che questa industria è organizzata per durare nel tempo” secondo Ted Nace “ci sono tre grandi gruppi commerciali che vogliono aumentare la produzione di carbone del 40%. È pura follia in questo momento”.

La Cina attualmente è dietro allo sviluppo di un quarto delle centrali a carbone fuori dal territorio cinese come Sud Africa, Banglades e Pakistan.

Gli osservatori al di fuori della Cina sostengono che permettendo la costruzione di questi impianti, le autorità stanno producendo una forma energetica che non ha senso economicamente.

“La maggior parte di questa nuova capacità prodotta non avrà mai il ritorno economico per il quale sono state costruite. Queste risorse che stanno per essere prodotte saranno svalutate”, ha spiegato Mark Lewis, Asset Manager di BNP Paribas.

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La domanda più grande è come questa nuova produzione di carbone ostacolerà il raggiungimento gli obiettivi imposti dagli accordi di Parigi per le altre nazioni. Secondo i ricercatori entro il 2030 la Cina dovrà ridurre la sua capacità di energia di carbone del 40% rispetto al livello corrente per raggiungere gli standard degli accordi. “La produzione della Cina è così distante dagli accordi di Parigi che anche se ogni paese volesse completamente eliminare completamente le emissioni non verrebbe raggiunto il livello stabilito a Parigi”, secondo Christine Shearer di Global Energy Monitor.

Invece di continuare ad espandere, la Cina dovrebbe fare significanti riduzioni nella sua produzione di carbone nei prossimi dieci anni. Global Energy Monitor era inizialmente conosciuto come Coal Swarm e ha ricevuto fondi dai gruppi ambientali, inclusi ClimateWorks Foundation, Rockefeller Family, US National Resources Defence Council, European Climate Foundation.

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