Nonostante le promesse di una rivoluzione ecologica la Cina resta per distanza la nazione più inquinante del pianeta, a causa soprattutto dalle società di Stato, gigantesche corporazioni che producono più inquinamento di stati interi.

Nonostante tutti gli sforzi globali il futuro del pianeta resta in mano alle grandi corporazioni cinesi. Questo è quanto emerge da una dettagliata analisi di Bloomberg sui dati pubblici raccolti nel 2019 da Crea – un gruppo di ricerca ambientale, con sede in Finlandia.

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In un solo anno Pechino è stata in grado di produrre la stessa quantità di Stati Uniti, India, Russia e Giappone messi insieme. Da sola la Cina, emette infatti ogni anno 13 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (il triplo rispetto al 2001), contro i 6,6 miliardi degli Usa, i circa 6 miliardi dell’intera Europa, i 2,2 miliardi dell’India.

 


Il problema più grande viene dai grandi gruppi industriali, controllati generalmente dallo stato, che da soli inquinano quante intere nazioni.

Lo scorso anno China Baowu, leader mondiale nel settore dell’acciaio, ha ad esempio riversato nell’atmosfera più Co2 del Pakistan: 211 milioni di tonnellate. Il gigante petrolifero Sinopec Group – con la sussidiaria China Petroleum & Chemical – contribuisce al riscaldamento globale più del Canada.

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E se fosse uno Stato, sarebbe l’11esimo al mondo per per contributo di Co2. All’intero settore cinese dell’edilizia sono riconducibili quasi 4 miliardi di tonnellate. L’azienda automobilista Saic Motor Corp emette ogni anno 158 milioni di tonnellate, l’equivalente dell’Argentina. Mentre le 317 tonnellate di Huaneng Power Int, specializzata nell’elettrica – superano quelle di tutto il Regno Unito.

 


I dati diffusi dall’indagine cozzano violentemente con i propositi ufficiali presentati da Pechino che mirano ad un azzeramento delle emissioni nette entro il 2060 con i primi effetti tangibili già dal 2025. Obiettivi che secondo molti esperti difficilmente si possono conciliare con la situazione di partenza e i modesti sforzi fatti sinora dal paese per limitare il suo impatto climatico. Lo studio viene pubblicato a pochi giorni dall’inizio del cruciale vertice Cop 26 che si aprirà domenica 31 ottobre a Glasgow, in Scozia.

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Per combattere la recente crisi energetica, ha aumentato l’estrazione e la lavorazione di carbone di circa 100 tonnellate all’anno e intende continuare fino al 2026. La situazione attuale quindi è in contrasto con le linee guida ideali, pubblicate dal governo, per abbattere il consumo di combustibili fossili sotto la soglia del 20% in 40 anni.

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